Vuoi giocare con me

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Le parole della scrittrice Alida Maria Sessa – nel recensire la mostra Vuoi giocare con me di Enrico Benaglia, alla Casina di Raffaello di Villa Borghese, a Roma – non lasciano dubbi:«Una pittura come quella di Benaglia, quando si rivolge al mondo dell’infanzia lo esplora, con delicatezza, con allusioni colte, illuminando problematiche che attendevano da tempo il nostro minuto di attenzione. L’infanzia è per lui un inesauribile giacimento di miti che trovano nel giocattolo il catalizzatore ideale per manifestarsi e ribadire la loro ancestrale ragione d’essere. Quindi, per Benaglia, il giocattolo è una piccola magia, di cui da una parte insegue la purezza che parla al cuore e dall’altra studia la traccia antropologica che svela le coordinate del mondo a cui fa capo. Una pittura, quindi, dalla misteriosa profondità di pensiero che si manifesta e si risolve sempre nello stupore: l’infanzia per lui è innanzitutto il binario dei sogni. L’officina di ogni possibile felicità a venire. Illusione allo stato puro».
Enrico Benaglia, che non è novizio quando si tratta di rappresentare il tema del gioco nell’arte, “gioca” (è il caso di dirlo!) con i suoi numerosi soggetti: trottole, palloni, soldatini, aeroplani di latta, trenini, cavallini a dondolo, carte, bolle di sapone, bambole. Che si facciano struttura di metallo o disegno pieno di materia, i giocattoli dell’artista vivono la stagione antica dell’infanzia, quella in cui una palla o un cavaliere – grazie alla fantasia – possono racchiudere infinite possibilità, infinite storie.
Non c’è tempo e neppure spazio, nelle opere benagliane le coordinate della realtà sono saltate, i giocattoli sono i veri custodi dei sogni, ma c’è di più: attraverso di loro l’Autore non solo illustra con delicatezza il significato profondo del gioco, ma sottolinea indirettamente come esso sia un “diritto fondamentale di ogni bambino”, un diritto troppo spesso negato dagli eventi del nostro tempo.
Tutto è leggero, tutto è per gioco. Quello di Benaglia è un viaggio nella fantasia nostalgica della nostra infanzia, quando un giocattolo aveva il potere di una macchina del tempo, capace di trasportarci dove volevamo, in qualsiasi dimensione pensabile.

Per maggiori informazioni:

www.enricobenaglia.it

di Valerio Maria Urru

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