Viviamo la primavera come una festa

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Ecco, la primavera sta maturando, cambia la luce, le giornate sono più lunghe, gli uomini inseguono le donne brandendo sparuti mazzolini di mimose, con l’idea di festeggiarle. Marzo sveglia gli uccelli e costringe la natura a vestirsi di foglie, mentre l’erba si fa verde e le gemme sui rami sbocciano petali bianchi. Nel mio gruppo di “over 60”, ritrovandoci, come ogni mercoledì al Senior Caffè, a parlare della stagione che stiamo attraversando, questo autunno delle nostre esistenze, una di noi ha detto: «La primavera mi deprime, le ragazze si tolgono i maglioni, è tutto un tripudio di camicette, si scoprono le braccia… l’aria si fa dolce. Mi ricordo bene l’effetto che mi faceva quando ero giovane questo generale risvegliarsi del mondo dopo il letargo: un’allegria sfrenata. Adesso è il contrario. L’inverno mi rimane addosso, anche se fa buio più tardi. Tutto attorno è ancora una volta nuovo e io resto vecchia».

Come darle torto? È la pessimista del gruppo, un elemento prezioso. Per contestare la sua visione, dobbiamo rimboccarci le maniche e cercare soluzioni.

Ci sono due parole diverse in inglese per dire “tempo”: una è weather, e indica il tempo atmosferico. L’altra è time, e indica il tempo degli orologi, quello che segna le ore della tua giornata e gli anni della tua vita.

Il primo tempo, il tempo weather, è ciclico. E ci regala, tutti gli anni, una fioritura, il sole, i lunghi tramonti di giugno, il tepore dell’acqua di mare. Il secondo tempo, il tempo time, è implacabile, sa andare soltanto avanti, non ci concede sconti né ritorni: ogni anno, abbiamo un anno in più.

Come godersi il benevolo weather superando l’ossessione del time?

di Lidia Ravera

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Marzo  2019)

 

Primavera

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