Vitamina D: ossa in primo piano

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La carenza di questo prezioso micronutriente  comporta un’inadeguata mineralizzazione ossea, aumentando così il rischio di fratture

Perché i medici spesso insistono sul fabbisogno di vitamina D? È ormai noto che una carenza di questo prezioso nutriente è correlata a importanti problemi di salute, negli adulti come nei bambini. Sappiamo che è importante per il benessere delle ossa poiché contribuisce alla fissazione del calcio, le rende robuste e preserva dalle fratture. Ma studi recenti indicano un ruolo fondamentale della vitamina D anche per il cuore, la respirazione e le funzioni cognitive.

Che cos’è

La vitamina D è una vitamina liposolubile (ovvero che si scioglie nei grassi) e che esiste in molte forme diverse. Quella che interessa la salute umana è soprattutto la vitamina D₃, o colecalciferolo. A differenza di quanto accade per altre vitamine, che dobbiamo procurarci dall’esterno, soprattutto attraverso il cibo, la vitamina D₃ viene “prodotta” dal corpo umano, che la sintetizza a livello cutaneo a partire dal colesterolo, grazie all’azione indispensabile delle radiazioni ultraviolette. Di per sé il colecalciferolo non è biologicamente attivo e, una volta sintetizzato, deve essere successivamente modificato dall’organismo per svolgere le sue funzioni. Solo una minima parte del nostro approvvigionamento di vitamina D arriva dalla dieta.

Preziosa per lo scheletro

Se la vitamina D scarseggia, a pagarne il prezzo sono soprattutto le ossa. Nei bambini una carenza prolungata di questo micronutriente può portare a rachitismo, una malattia dovuta ad un’inadeguata mineralizzazione dell’osso. Negli adulti si riscontrano soprattutto fragilità ossee e malattie come l’osteomalacia e l’osteoporosi, anche se il ruolo della supplementazione di vitamina D per prevenire osteoporosi, fratture e cadute negli anziani è ancora assai discusso fra gli esperti.

Dal cuore al cervello

Concentrazioni insufficienti di vitamina D sono state correlate al rischio di infarto e all’insufficienza cardiaca acuta, alle malattie polmonari e, di recente, sono state evidenziate le sue potenzialità antiossidanti e antinfiammatorie nell’ipotesi che possano influire sulla funzione respiratoria dei fumatori. Diversi studi, infine, hanno rilevato un nesso fra livelli inadeguati di vitamina D e il rischio di alcune forme di tumore, come quello della prostata, del colon e del seno. Ancora controverso, ma assai studiato, è il ruolo dei livelli di vitamina D nella prevenzione del declino cognitivo e dell’Alzheimer.

Quanto conta la dieta?

Ma come procurarsi un giusto apporto di questo prezioso micronutriente?

La vitamina D è presente in alcuni alimenti, come il latte e i suoi derivati, il fegato, l’olio di pesce, alcuni pesci grassi come il salmone, le sardine, le aringhe, le uova. In alcuni Paesi, come gli Usa, sono diffusi latte, pane e cereali fortificati. Tuttavia i quantitativi assorbibili con la dieta sono limitati e la gran parte del fabbisogno viene soddisfatto grazie all’esposizione alla luce solare e alla sintesi cutanea di vitamina D.

La fonte numero uno per produrla: il sole

Come sappiamo, le radiazioni solari sono necessarie alla sintesi della vitamina D a livello della cute. Ecco perché la stagione estiva è un’occasione importante per “fare scorta” per i mesi invernali. Si calcola che, a latitudini come quelle di Roma, da novembre a marzo le radiazioni Uvb siano insufficienti a una adeguata sintesi di vitamina D.

In genere, per una persona giovane è sufficiente stare all’aperto almeno due o tre volte la settimana. Nella terza età, però, la capacità di sintetizzare colecalciferolo diminuisce e le (giuste) protezioni come cappelli, abiti e filtri solari ad alta protezione riducono ulteriormente le opportunità di approvvigionamento.

Come regolarsi dunque? Non è necessario sdraiarsi sotto il solleone: le raccomandazioni di buon senso per la salute della pelle restano prioritarie! Basta un quarto d’ora tre giorni a settimana, anche al mattino o nel tardo pomeriggio, in primavera, estate e autunno, con viso, mani e avambracci scoperti.

 

 

a cura di Fonadazione Umberto Veronesi

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Maggio  2019)

 

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