Una mano subito dopo la malattia

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Prima la chemio e la radio, quindi la Tac di controllo. Poi, finalmente, il peggio è passato e il paziente può tornare al lavoro. Ma non è così facile…

Gestire l’agenda, Rispondere alle mail, archiviare i documenti, preparare il materiale per le riunioni. Una segretaria che torna al lavoro dopo aver sconfitto una malattia oncologica potrebbe anche riuscire a fare tutto, ma forse non allo stesso ritmo di prima. Così l’insegnante che riprende a fare lezione dopo aver completato i cicli di chemioterapia sarà probabilmente in grado di gestire la classe, ma potrebbe non riuscire a scrivere alla lavagna per un fastidioso formicolio al braccio. Qualcuno, svolgendo le solite mansioni, potrebbe stancarsi con maggiore facilità, qualcun altro avere difficoltà di concentrazione o sentirsi non più all’altezza del compito perché, per curarsi, ha dovuto saltare i corsi di aggiornamento professionale.

Secondo i dati dell’Associazione Italiana Registri Tumori, in Italia ci sono ogni anno 360mila nuove diagnosi di tumore. La buona notizia è che, grazie ai progressi della medicina, il numero di sopravvissuti al cancro aumenta sempre di più. E un terzo di chi supera la malattia si trova in età lavorativa.

Fare in modo che il ritorno al lavoro sia un effettivo ritorno alla normalità, senza nuovi scogli dopo tutti quelli già affrontati nel percorso terapeutico, è lo scopo del progetto “Una Mano”, nato a Reggio Emilia con il sostegno della Fondazione Manodori. Un team multidisciplinare di professionisti in ambito sociale e sanitario aiuta le persone che hanno avuto una malattia oncologica a reinserirsi nel luogo di lavoro. L’iniziativa ci è sembrata meritevole di attenzione e abbiamo voluto saperne di più. Per questo abbiamo chiesto a Sara Paltrinieri, terapista occupazionale, tra i promotori del progetto, di parlarcene.

Come nasce l’idea di aiutare le persone con una malattia oncologica a reinserirsi nel luogo di lavoro?

Nel 2014 l’Oeci (Organizzazione Europea degli Istituti di Cancro) raccomandò di attivare percorsi per facilitare il reinserimento sociale delle persone curate per un cancro. Decidemmo allora di scegliere un ambito di sicuro interesse per i pazienti che guariscono o che comunque convivono a lungo con una patologia oncologica: il ritorno al lavoro. Siamo partiti cercando gli studi pubblicati in letteratura che indagassero il tasso di rientro al lavoro in pazienti che si ammalano di cancro.

 

di Giovanna Dall’Ongaro

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Maggio  2019)

 

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