Una legge per ripopolare il Sud: funzionerà?

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Sole, mare, borghi e buon cibo. Il Governo ha sul tavolo una proposta per ripopolare il Meridione. Il proponente, la Lega; l’obiettivo, far rientrare i pensionati che hanno optato già da tempo per Paesi a tassazione zero, attraendo magari anche i senior di nazionalità diversa.

L’idea è semplice: ricalca in tutto e per tutto il modello portoghese che, negli anni, ha già fatto fare le valige a 6mila dei nostri connazionali – uomini e donne attratti dalla possibilità di godersi la vecchiaia senza badare troppo al portafogli. Come per il Portogallo, dunque, la proposta del Carroccio prevede dieci anni tax free a patto che, in questo caso, ci si trasferisca in Sardegna, Sicilia o Calabria, in comuni che, candidandosi tramite bando, certifichino di aver subito uno spopolamento del 20% nell’ultimo decennio ma che rispettino comunque standard qualitativi, nei servizi e nella sanità, non inferiori a Emilia Romagna, Veneto e Lombardia.

Un’idea che, nelle intenzioni, porterebbe 600mila nuovi abitanti nelle regioni interessate, in un arco di tempo piuttosto limitato. Con lo scopo, questo sì ambizioso, di alzare il Pil nazionale dell’1%. Ma non è tutto.

Ripopolare il Sud significherebbe riattivare una macchina economica che, evidentemente, in questi paesi in via di spopolamento, ha ceduto. Con una misura che, secondo i proponenti, tamponerebbe il flusso dei giovani che lasciano ogni anno il Merdione: un milione e 800mila negli ultimi sedici, stando ai dati dello Svimez. Un numero destinato a crescere di oltre un milione, da qui al 2065.

Ma cosa ne pensano i diretti interessati, i pensionati che oggi hanno già scelto il Portogallo? «Non rientrerei per andare nel Meridione», ci dice Anna Marani, pensionata 71enne. «Se torno, è per starmene a casa mia». Ma parlando con lei, si ha la sensazione che il profilo dei senior che hanno puntato al Portogallo è del tutto variegato, nonostante le statistiche dipingano una media di pensionati che può contare su 3.000-3.500 euro al mese.

Quando la raggiungiamo nella sua casa poco distante da Roma, ci racconta che, chi ha una pensione alta in Italia, in Portogallo ha davvero un tenore di vita altissimo ma che già lei, con una discreta pensione, vive là molto al di sopra delle possibilità che avrebbe dalle nostre parti. Eppure, la molla per partire non è stata la ricerca di maggiori comfort o agi particolari, quanto piuttosto la necessità di continuare a mettere qualche risparmio da parte.

«Sono andata in pensione nel 2012 – racconta – ma man mano che il tempo passava, mi sono resa conto di come la mia pensione, che dovevafarmi vivere una vecchiaia dignitosa, non era più sufficiente». Eppure, Anna Marani può contare su 1.750 euro al mese – un importo affatto basso, di questi tempi. Ma, come ci spiega, «una volta tolti 600 euro di mutuo, 600 di aiuto ai due figli – rispettivamente, senza lavoro e con un lavoro saltuario -, più le spese, il condomionio, l’auto, e le bollette, con le visite mediche che, dopo una certa età, aumentano …non riuscivo più a mettere dieci euro da parte».

Così, Anna Marani, con una certa determinazione si è armata di bagagli e aspettative e si è trasferita in Algarve: «Ho una bella casa, posso permettermi di andare a mangiare il pesce al ristorante – a dieci euro, menù completi – e tengo sul conto gli ottocentocinquanta euro che, in Italia, se ne andrebbero in tasse». Però, c’è il rovescio della medaglia: «Una volta partiti, ti assale la malinconia: mancano gli affetti, la famiglia e vorresti tornare indietro, quando invece la legge impone di trascorrere sei mesi l’anno in Portogallo».

Un’immagine in chiaroscuro, dunque, perché, se da un lato c’è la grande opportunità di non pagare tasse, dall’altra c’è la malinconia di trovarsi in un Paese straniero proprio quando si potrebbero tirare i remi in barca, godendosi finalmente la famiglia. Poco conta se, come ci dice, la sanità funziona perfettamente e «un’ecografia al fegato costa appena quattro euro e te la fanno immediatamente»; la lontananza dei propri cari si fa sentire.

Il Meridione, perciò, accorcerebbe le distanze pur non essendo però casa propria. In più, chissà che ne penserebbero i pensionati del Sud all’idea di vedersi arrivare migliaia di coetanei che, giusto per essersi trasferiti dalle loro parti, hanno acquisito il diritto di non pagare le tasse. Per dieci anni, s’intende!

 

di Giada Valdannini

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