Un milione di badanti senza tutele, e un welfare carente: l’Italia del sociale chiede aiuto

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In Italia sempre più persone ricorrono all’aiuto prezioso di colf e badanti, ma non sempre il lavoro è correttamente retribuito: almeno un milione di assistenti domestiche non ha un contratto di assunzione ma lavora in nero, secondo i dati raccolti da Confcooperative Federsolidarietà, che sottolinea anche la mancanza di un sistema di welfare efficace nel nostro paese.

Secondo i dati dell’Associazione nazionale dei datori di lavoro domestici e della Federazione europea del lavoro domestico, gli assistenti domiciliari della cura che non hanno alcuna tutela superano quelli regolarmente assunti, che si fermano a 900 mila unità.

Se come dice l’Istat, siamo fra i paesi più vecchi del mondo, la domanda di assistenza non farà che crescere, specie in una situazione in cui il welfare nazionale è carente.

Tra le famiglie con soggetti che hanno una disabilità, ad esempio, solo una su cinque usufruisce di servizi pubblici a domicilio. Se è vero che le risorse investite dai comuni negli ultimi dieci anni sono cresciute di oltre il 20%, nel biennio 2013-2015 la spesa media annuale nazionale pro-capite è rimasta stabile a 114 €, con un picco negativo al sud, dove è scesa a 50 €. Confrontando i numeri con la vita reale, nel 53,8% dei casi c’è un componente del nucleo familiare che si fa carico da solo del parente con limitazioni funzionali.

Sull’assistenza domiciliare per gli anziani le cose non vanno meglio: solo 370 mila over 65enni ne beneficiano, a fronte dei circa 3 milioni che ne avrebbero bisogno. Il confronto con la media europea è impietoso: in Italia riceve assistenza il 2,7% degli anziani, contro il 20% dei paesi del Nord Europa. E il problema tenderà ad aumentare, se non si alimenta un sistema virtuoso, dato l’innalzamento dell’età media, che entro il 2065 toccherà gli 86,1 anni per gli uomini e i 90,2 per le donne.

Non è un caso se il settore della solidarietà ha registrato una crescita degli occupati del 430% negli ultimi vent’anni, perché di operatori del sociale c’è bisogno. I lavoratori delle cooperative legate a Federsolidarietà sono oggi 229 mila, il 56% del totale degli impiegati nelle cooperative sociali italiane. I lavoratori inseriti nelle categorie svantaggiate sono 18 mila, e tra gli occupati l’8% proviene da un paese extra Unione Europea. Le donne sono il 60% dei soci, e le cooperative al femminile realizzano il 73% del fatturato complessivo, che nel 2017 è stato di 7,2 miliardi.

di Ilaria Romano

 

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