Toulouse-Lautrec: il fascino notturno della Belle Époque

0

Milano propone un’importante esposizione dedicata al pittore che meglio di tutti rappresentò la Parigi di fine Ottocento, della Belle Époque, dei tabarin, delle case chiuse, inventando dal nulla l’“arte” del manifesto pubblicitario.

Trentasette anni, l’età “critica” per i geni della pittura. Venerdì santo del 1520, 6 aprile, muore a Roma il “divino” Raffaello, dopo 15 giorni di “febbre continua e acuta”, dovuta, secondo il Vasari, a “eccessi amorosi”. Estate del 1540, 26 agosto, a Casalmaggiore, in provincia di Cremona, muore, probabilmente di malaria, il Parmigianino, maestro assoluto del manierismo, sempre vicino allo scandalo per la sua omosessualità e la passione per l’alchimia. 18 luglio 1721, a Nogent-sur-Marne, vicino Parigi, muore, affetto da tubercolosi, Antoine Watteau, grande maestro del rococò, gioioso osservatore della natura e delle scene mondane e rustiche. Ancora d’estate, il 29 luglio 1890, a Auvers-sur-Oise, a seguito di un colpo di rivoltella che si era sparato il giorno prima al petto, muore Vincent Van Gogh, il “folle” innovatore del post-impressionismo.

Toulouse-Lautrec 5Tutti avevano 37 anni. E tanti ne aveva anche Henri de Toulouse Lautrec il 9 settembre 1901, quando muore nel castello della madre a Saint-André-du-Bois, nel sud ovest della Francia. Era minato dall’alcolismo, dalla sifilide, dalla tubercolosi e da paralizzanti attacchi nervosi. A lui sono state dedicate il maggior numero di mostre in Italia tra il 2016 e il 2017, a Pisa, Roma, Verona, Torino, e, ultima ma probabilmente la migliore, TOULOUSE-LAUTRECIl mondo fuggevole, aperta al Palazzo Reale di Milano, fino al prossimo 18 febbraio.

Il pittore che meglio ha saputo cogliere l’umanità nascosta dietro i lustrini e le case chiuse della Belle Époque era un conte, la famiglia risale a Carlo Magno, un suo avo partecipò alla liberazione di Gerusalemme e poi fu scomunicato per aver sposato una cugina, un altro sposò una figlia del re Luigi VI e così via, eppure trascorse la gran parte della sua breve vita nei bordelli e nei café chantant. Ricevette, tra gli altri, anche il borghesissimo imprenditore Paul Durand-Ruel, il maggior sostenitore degli impressionisti, nel salon di rue des Moulin (quello del celebre quadro presente in mostra) circondato dalle proprie tele e dalle “pensionanti”, mettendolo totalmente in imbarazzo.

Paradossale e singolare in tutto, HTL, come amava firmarsi, fu personaggio geniale, ironico, di animo nobile, capace di accettare la propria disgrazia genetica (una sorta di nanismo, accentuato da una doppia frattura ai femori in età preadolescenziale e da gravi problematiche nervose) con uno slancio e una verve vitalistici, che, pur velati da una profonda gravità, gli hanno permesso di cogliere l’allegria e la miseria del bel mondo fin de siècle, con i loro eterni valori di umanità.

E di viverlo in prima persona – si innamorò, ricambiato, di Jane Avril, cantante soggetto di un suo paradigmatico manifesto, l’unica tra le tante “amiche” che ne apprezzasse la pittura, e la lasciò per la collega Yvette Guilbert, altra protagonista di diversi suoi lavori – tra Moulin Rouge e Moulin de la Galette, baracconi di fiere e postriboli, mettendone a fuoco le caratteristiche più autentiche, grazie a una pennellata e un tratto “pazzeschi”, una mano scattante e incisiva, quasi primo degli espressionisti nel cogliere l’attimo fotografico e insieme la profondità del sentire.

Nonostante la discutibile scelta del reiterato e monotematico confronto con le silografie nipponiche contemporanee (ricche di ben altra storia e relativamente marginali nell’universo artistico-espressivo di HTL, specie le erotiche shunga, cui è dedicata un’intera sala), la mostra milanese è ben allestita.

Dalle fotografie iniziali, che ne evidenziano nelle pose il carattere autoironico, alle litografie dedicate a Loie Fuller e la sua danza dei veli, supportate dal relativo filmato d’epoca, dalle tele-capolavoro – il ritratto di Emile BernardMarcelle Lender danza il bolero in “Chilperic”, Donna nuda seduta su un divano, Signora all’entrata di un palco  alla serie di litografie Elles, emerge un mondo notturno che il contino Henri presenta in una veste quotidiana e personale, da interprete acuto del fascino femminile, per nulla “illustratore” né “interprete”, mai decorativo né tantomeno macchiettistico.

E soprattutto i 22 cartelloni dedicati a cantanti e locali, con i relativi studi preparatori, evidenziano come sotto le sue mani il manifesto pubblicitario, che iniziava allora un periodo di grande diffusione, diventi opera d’arte, grazie ai tagli espressivi e alla capacità di cogliere l’essenziale di un evento, con piani piatti e un’immediatezza unica.

TOULOUSE-LAUTRECIl mondo fuggevole

Palazzo Reale – Piazza Duomo, 12, Milano

fino al 18 febbraio 2018

apertura: lunedì 14.30/19.30; martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9.30/19.30; giovedì, sabato 9.30/22.30

biglietto € 12; ridotto € 10 (studenti, gruppi, over 65, disabili e convenzioni); ridotto scuole € 6 (anche per gruppi Touring e FAI); sconto per famiglie; audioguida inclusa

informazioni: tel. 0254915;http://www.palazzorealemilano.it

 

di Ersilia Rozza

No comments