Stop alle maxi bollette, con gradualità

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La prescrizione per le fatture ritardate e di conguaglio è stata ridotta da 5 a 2 anni. Già operativa per l’elettricità da marzo 2018, per il gas sarà da gennaio 2019 e per l’acqua nel 2020

Bollette calcolate su consumi presunti che spesso generano maxi conguagli; errori e ricalcoli sui consumi rilevati; fatture mai pervenute riferite a tempi lunghissimi e con importi a dir poco anomali. A tutto questo si è cercato di mettere un freno con la Legge di Bilancio 2018 (n. 205/2017), che ha ridotto da cinque a due anni il periodo di prescrizione delle bollette sia se fatturate in ritardo (blocco della fatturazione) sia se dovute a conguagli. Lo scopo è quello di proteggere le famiglie e le piccole imprese da fatture ingiuste e spropositate, avviando anche un rapporto di maggior trasparenza tra distributori, venditori e clienti finali.

La prescrizione a due anni, invece che a cinque, è già operativa per l’elettricità per le fatture con scadenza successiva al 1° marzo 2018, mentre per il gas scatterà dopo il 1° gennaio 2019 e per l’acqua dal 1° gennaio 2020.

La novità è di una certa portata: gli operatori e i distributori hanno meno anni a disposizione per fatturare, magari in una volta sola, consumi che vanno troppo indietro nel tempo o di calcolare le bollette basandosi su consumi presunti o stimati per più mesi. Ora, invece, per le fatture riferite a consumi maggiori di due anni, scatta la nuova prescrizione ma non è automatica, almeno non ancora.

Come sottolinea l’Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (www.arera.it) nella delibera 97/2018/R/COM per il recepimento della Legge di Bilancio, la prescrizione non estingue il credito e non impedisce dunque al creditore di chiedere il pagamento. È necessario che l’utente faccia valere il suo diritto, inviando un reclamo scritto. Pertanto, se riceviamo una fattura riferita a un periodo di tempo superiore di due anni, occorre contestarla con una raccomandata a/r o una pec, rilevando il decorso del nuovo termine di prescrizione previsto dalla legge. Il reclamo deve contenere i dati identificati del cliente e della fornitura di energia, incluso il codice Pod per l’elettricità e il Pdr per il gas. Una volta inviato il reclamo scritto, se entro 40 giorni il venditore non risponde o la risposta è insoddisfacente, allora è bene chiedere l’intervento dell’Autorità per la Conciliazione online (www.sportelloperilconsumatore.it), ovvero una risoluzione stragiudiziale obbligatoria prima di adire le vie legali.

di Luisella Berti

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Dicembre 2018)

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