Sos fake news, l’Europa allerta social e motori di ricerca

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In fatto di lotta alle fake news i social network e i motori di ricerca non fanno ancora abbastanza. A dirlo è la Commissione Europea che, in vista delle elezioni parlamentari del prossimo 26 maggio, ha rilanciato l’allarme sul rischio disinformazione, e ha chiesto nuovamente a Facebook, Google e Twitter di impegnarsi di più per garantire maggiori controlli. «Non ci sono abbastanza progressi» ha dichiarato la portavoce della Commissione Mina Andreeva.
In particolare, l’Europa ha chiesto di trasmettere informazioni più dettagliate sulla pubblicità e la trasparenza, e sulla chiusura dei falsi account. Sinora infatti, Facebook non ha dato conto delle attività di verifica degli annunci pubblicitari, né del numero dei finti profili rimossi; Google non ha chiarito se le sue azioni contro gli annunci promozionali siano state dettate da campagne di disinformazione o da altre ragioni, mentre Twitter non ha rispettato gli impegni presi nel gennaio scorso sulla trasparenza della pubblicità politica.
Proprio lo scorso 29 gennaio, in occasione del primo rapporto sull’attuazione dl codice di condotta volontario, la Commissione si era già dichiarata insoddisfatta dei risultati raggiunti, oltre che da Facebook, anche dagli altri firmatari Twitter, Mozilla e Google. In particolare si era schierata contro il fenomeno del “clickbait” che si basa proprio sulle fake news per raccogliere più visualizzazioni possibile, e favorire i brand commerciali che hanno fatto di questo sistema un canale di introito sicuro, a scapito della corretta informazione. «Non possiamo permetterci di svegliarci dopo le elezioni – ha detto il commissario alla sicurezza Juian King – e scoprire che potevamo e dovevamo fare di più.»
La storia dei codici di condotta per il web e i social network era già cominciata nel 2016, quando la Commissione aveva presentato un documento, poi sottoscritto da Facebook, Microsoft, Twitter e YouTube, per contrastare l’illecito incitamento online all’odio, al razzismo e alla xenofobia. Oggi, con l’appuntamento elettorale alle porte, l’Europa torna a chiedere la collaborazione dei “big” della Silicon Valley, in nome di un corretto servizio di informazione da garantire elettori, che ormai formano la propria opinione politica consultando in primis proprio le fonti presenti in rete.

di Ilaria Romano

 

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