Salute, gli italiani s’indebitano per pagare diagnosi e cure private

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Gli italiani spendono sempre di più per la salute, e si calcola che la tredicesima di un operaio serva a coprire i costi sanitari per sé e per i familiari. Entro la fine dell’anno, dice il Rapporto Censis-Rbm Assicurazione salute presentato al Welfare day, la spesa sanitaria privata toccherà i 40 miliardi di euro, rispetto ai 37,3 del 2017.

In un contesto in cui i consumi arrancano, le prestazioni sanitarie extra Servizio sanitario nazionale crescono, gravano soprattutto sulle famiglie più deboli. Dal 2013 al 2017 la spesa privata è cresciuta del 9,6%, mentre i consumi complessivi sono aumentati del 5,3%. Quelli delle famiglie operaie sono rimasti fermi (+0,1%), ma anche in questa fascia di popolazione le spese mediche sono cresciute del 6,4%, una media di 86 euro in più all’anno a famiglia. Per 7 famiglie a basso reddito su 10 la salute è una delle voci di spesa che più incide sulle proprie risorse.

All’estremo opposto le famiglie ad alto reddito, che hanno incrementato del 6% i consumi in generale, ma hanno mantenuto una crescita più bassa sulla spesa sanitaria privata (+4,5%).

Il dato più allarmante che registra il Censis è che la salute può costare talmente cara da spingere gli italiani a indebitarsi per far fronte a questa spesa: si calcola che 7 milioni di persone abbiano chiesto un prestito e 2,8 milioni abbiano svincolato dei risparmi o utilizzato il ricavato della vendita di un immobile per curarsi o eseguire esami diagnostici.

Solo il 41% della popolazione, quindi meno della metà, è in grado di coprire le spese sanitarie esclusivamente con il proprio reddito.

Nel dettaglio di spesa, 7 cittadini su 10 hanno acquistato farmaci per una spesa complessiva di 17 miliardi di euro, 6 su 10 hanno eseguito visite specialistiche per 7,5 miliardi, 4 su 10 hanno avuto bisogno di prestazioni odontoiatriche per 8 miliardi, 5 su 10 di analisi di laboratorio ed altre prestazioni diagnostiche per 3,8 miliardi, 1 su 10 di protesi e presìdi per quasi un miliardo di euro.

«La spesa media annua a persona è di 655 euro – ha dichiarato Marco Vecchietti, amministratore delegato di Rbm Assicurazione salute – la salute è da sempre uno dei beni di maggiore importanza per tutti i cittadini, ma in questi anni non è mai stata al centro dell’agenda politica. La spesa sanitaria di tasca propria è la più grande forma di disuguaglianza in sanità, perché colpisce in particolar modo i redditi più bassi, le regioni con situazioni economiche più critiche, i cittadini più fragili e gli anziani».

Oltre al carico economico al quale le famiglie devono fare fronte, c’è anche la percezione che la sanità sia ingiusta: il 54,7% degli italiani è convinto che le opportunità di diagnosi e cura non siano uguali per tutti, ma appannaggio di chi ha maggiori disponibilità di denaro e conoscenze nel settore. In particolare, il 37,8% dei cittadini valuta le liste d’attesa troppo lunghe in relazione ai bisogni reali, e il 26,8% è critico nei confronti del Servizio sanitario nazionale perché ritiene di pagare troppe tasse per poi doversi rivolgere alle strutture private. Il 63% degli italiani non si aspetta più nulla dalla politica, in termini di aiuti per la sanità pubblica, ritiene che siano state fatte promesse inutili (47%) e che la classe dirigente non abbia più nemmeno le competenze per migliorare il sistema (24,5%).

di Ilaria Romano

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