Rita Dalla Chiesa: «non ho mai tradito un ideale e il mio senso di libertà»

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La giornalista e conduttrice, volto noto della Tv, è in libreria con Mi salvo da sola, un libro edito dalla Mondadori. Un racconto “liberatorio” e pieno di sentimento in cui ripercorre dolori e gioie della sua vita, amori, affetti e tantissimi ricordi

«Sono come incapsulata nel silenzio di un urlo che dura ormai da tutta una vita. E senza che nessuno mi abbia detto niente, capisco da sola che hanno ucciso mio padre. Mentre io guardavo un film sdraiata sul divano del soggiorno, mio padre moriva». Rita ha 34 anni quando suo padre, il generale Dalla Chiesa, viene assassinato dalla mafia. Oggi è in libreria con un libro autobiografico dal titolo Mi salvo da sola (Mondadori).

Rita Dalla Chiesa, Mi salvo da sola inizia proprio dal racconto di quel dramma e dal grande amore che la legava a suo padre.

Ho vissuto per anni col timore di perderlo, con la paura che potesse capitargli qualcosa. Però, mi dicevo: «Papà è forte, ha battuto le Brigate Rosse, ha riportato l’ordine a Milano, a Torino. Cosa può accadergli in Sicilia?».

Eppure, quando fu nominato prefetto di Palermo, qualcuno le disse: «Lo stanno mandando a morire».

Sì, e io mi arrabbiai molto. Amavo Palermo per le estati trascorse a Mondello e tutto pensavo fuorché si trasformasse nel luogo in cui avrei pianto mio padre. Ma si sa: la mafia uccide quando si accorge che ti hanno lasciato solo. Ero impreparata che gli succedesse qualcosa a Palermo ma sapevo che, prima o poi, qualcosa sarebbe accaduto.

A chi dava fastidio suo padre?

Mio padre dava fastidio a una certa politica collusa. Soprattutto in Sicilia. A 37 anni dalla sua scomparsa, per certi versi non è cambiato niente. Io lo so che la Sicilia è terra di gente perbene, ma c’è quella specie di cancro che non riesce a essere vinto. Chi ci vive lotta come fa il malato di tumore per debellarlo, ma non c’è chemioterapia che li butti fuori a questi maledetti. Ecco le ragioni per cui non volli sul feretro di mio padre la corona della Regione siciliana.

Piuttosto preferì il berretto da carabiniere.

Ho preferito il suo berretto della divisa da carabiniere perché i carabinieri sono sempre stati la mia famiglia.

Suo padre, da carabiniere, le ha trasmesso i valori dell’Arma? Se sì, quali?

Intanto, la fedeltà. La fedeltà e il senso di rispetto per la libertà di chiunque: la mia e quella degli altri. La fedeltà per me ha un valore altissimo. Nella mia vita non ho mai tradito un amico, qualcuno che si sia fidato di me o affidato a me. Non ho mai tradito un ideale. Non ho mai tradito il mio senso di libertà.

intervista di Giada Valdannini

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Giugno  2019)

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