Paola Pigni. Ricordi di un’atleta, tra orgoglio e tenacia

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Le Olimpiadi 50&Più (15-23 settembre San Vincenzo – LI) vivranno un’edizione speciale. A renderla ancora più bella sarà Paola Pigni, testimonial della 25esima edizione

Paola Pigni, mamma e nonna, è ancora oggi la stessa donna determinata che nel 1969 riuscì nella notturna di Milano a stabilire il record mondiale dei 1.500 mt (4:12.4) superando l’olandese Maria Gommers. Paola Pigni è stata la prima atleta italiana a spingersi oltre gli 800 mt ed abbattere il muro del pregiudizio che, a differenza degli uomini, considerava le donne non in grado di sostenere le lunghe distanze. Prima, però, di ricordare le fatiche dei suoi successi, c’è qualcosa che le preme dire: «Vorrei salutare tutti gli over 50 e lanciare un messaggio: abbiamo un importante ruolo in questa società, prima di tutto quello storico e di testimonianza, perché senza un passato non ci può essere un futuro. Non penso che “anziano” significhi inutile. Ci sono anziani che hanno grandi capacità ed energia intellettuale. Non bisogna fare una gara tra giovani e meno giovani. In ambito lavorativo è stato dimostrato che la combinazione e collaborazione tra i giovani e le persone mature genera grandissimi risultati sulla produttività. Dico a tutti i nonni che non dobbiamo “sentirci”, ma che siamo». Riguardo poi l’attività fisica, suggerisce: «Alla nostra età non dobbiamo aspirare a un risultato assoluto, ma personale, secondo le proprie possibilità. Soprattutto, l’attività fisica deve essere un momento di rilassamento e di divertimento. Se non si hanno problemi di salute, non si hanno dolori, l’importante è non fermarsi e andare avanti facendo quello che piace».

Come si mantiene in forma?

Ho un problema a un ginocchio, quindi la sera faccio una camminata sul tapis roulant, addominali e ginnastica. Leggo anche molti libri e ascolto la radio. Tutto questo mi rilassa e mi aiuta ad affrontare le problematiche della vita.

Come ha fatto a farsi strada nel mezzofondo, specialità dominata dagli uomini?

Grazie all’educazione scolastica ricevuta: sono nata a Milano, dove ho frequentato la scuola tedesca. Esisteva solo l’essere umano e le opportunità. Sono stata la prima a fare i 1.500, i 3.000, i 5.000. Dicevo che nessuno doveva impedirmi niente. E lo penso ancora.

Come si allenava?

Ho iniziato a correre per le strade di Milano, la gente mi prendeva in giro. Poi non ho avuto una vita facile. Mio padre è morto quando avevo 23 anni, per aiutare mia madre ho iniziato a lavorare. Mi allenavo alle cinque del mattino, poi andavo a lavorare, non mangiavo, la sera tornavo ad allenarmi. Diventavo sempre più forte e ho trovato chi credeva in me. I record prima o poi vengono battuti, ma l’unica cosa irripetibile è essere i primi a fare qualcosa. Significa aprire una strada, essere uno “scopritore”. Questo non me lo può togliere più nessuno.

 

di Luisella Berti

 

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Settembre 2018)

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