Pronti a ripartire, pronti a rinascere

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Superare la soglia dei 50 anni non significa essere “arrivati a destinazione”. Al contrario, deve essere un’occasione per ripartire, rivalutando se stessi e progettando il futuro

In America hanno coniato il termine “Young Old” per definire coloro che – superata la soglia dei 50 anni – ripensano alla propria vita in un’ottica di rinnovamento e di nuove opportunità. Facendo tesoro dell’apprendimento e dell’esperienza acquisita e contando su una più matura consapevolezza delle proprie doti e qualità, queste persone riescono più facilmente a rilanciarsi nel futuro e colgono l’opportunità per fare delle cose per sé, rispolverare vecchie passioni o trovarne di nuove, con più libertà e meno condizionamenti.

Ma in questa età di mezzo – dopo una vita passata a fare, costruire, crescere, correre, lavorare – ritrovarsi improvvisamente fermi o sospesi può rappresentare anche un momento di grande crisi in cui si fa un bilancio della propria vita e si guarda con preoccupazione alla vita che sarà. «Uscire dalla dimensione del fare che ci caratterizza fino ai 50 e 60 anni per entrare in quella dell’essere è davvero molto importante – spiega la counselor Virginia Vandini -. Se si rimane legati al concetto che si è ciò che si fa o si sa fare, il rischio è quello di entrare nel tunnel del sentirsi inutili perché ci si continua a identificare in termini di status e di impegno in attività socialmente riconosciute e condivise. Il nostro percorso di vita rappresenta un tesoro a cui attingere sempre. Diventa una testimonianza importante e una chiave indispensabile per capire il nostro valore nel momento presente e nel futuro. La vita ci mette sempre in una condizione di ascolto, di cambiamento, di evoluzione e quindi anche di trasformazione. Rimanere attaccati alla propria convinzione iniziale ci può portare solo a uno stato di sofferenza perché non corrisponde a quello che la vita in realtà ci sta presentando. Tutto ciò diventa causa di malessere, dolore. Il viaggio della vita non può essere e non è mai come ce lo si è prefigurati. Che senso avrebbe la vita altrimenti? Noi siamo qui anche per imparare.

Nel cambiamento c’è anche il gusto dell’esistenza, il senso stesso della vita, della scoperta. Noi cresciamo e diventiamo persone adulte, più mature. Viviamo avendo, spesso inconsapevolmente, un sacco di pre-strutture che ci guidano e ci dicono che le cose devono essere in un certo modo. Poi, però, ci accorgiamo che la vita non è così, che è un continuo cambiamento e che possiamo decidere se resistere a questa trasformazione oppure accompagnare gli eventi, fluire insieme a loro. Questo non significa lasciarsi trasportare ma adattarsi, cercando di trarre un insegnamento profondo».

di Barbara Di Sarno

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Febbraio  2019)

 

 

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