Pensioni: superare la Legge Fornero

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L’insediamento del nuovo esecutivo ha portato con sé la riapertura del dibattito per modificare l’attuale riforma delle pensioni. Tra le proposte sul tavolo c’è la cosiddetta “quota 100” per il ritiro dall’attività lavorativa

Il cantiere pensione ha riaperto i battenti e sulla rampa di lancio i tecnici del nuovo Governo si stanno adoperando per definire nei dettagli le nuove soluzioni al fine di superare le “Legge Fornero” e renderla meno drastica nei requisiti di accesso alla pensione. È probabile che tale provvedimento venga alla luce al rientro delle ferie estive e venga inserito nella manovra di bilancio 2019. Nel nostro Paese il sistema pensionistico riguarda tutti ed il tema appassiona quasi quanto il calcio ma resta anche il contenitore di ogni malumore.

Ma vediamo quali sono le vie indicate nel contratto del “Governo del cambiamento” per lasciare il lavoro in anticipo e quali le condizioni che dovrebbero rendere meno pesante l’impatto sui conti pubblici.

» LA QUOTA 100

È questa la questione attorno alla quale si sta muovendo la dialettica sulla riforma delle pensioni. In buona sostanza la “quota 100” consentirebbe di ritirarsi dall’attività lavorativa tutti coloro che raggiungono un’età anagrafica di 64 anni con 36 anni di contributi e poi a salire (65+35; 66+34) in modo tale da contenere l’aumento di 5 mesi dell’età pensionabile che nel 2019 passerà dagli attuali 65 anni e 7 mesi a 67 anni.

Si sta discutendo anche sull’applicazione di alcuni vincoli, volti a rendere il sistema previdenziale proposto sostenibile a fronte delle molte perplessità sollevate. L’Inps ha infatti stimato un costo proibitivo della “quota 100” pari a 15 miliardi di euro l’anno.

Per scendere ad una spesa di 5 miliardi di euro annui sono stati indicati i seguenti paletti:

  • minimo 36 anni di contribuzione e 64 anni di età;
  • massimo due anni di contribuzione figurativa utile al raggiungimento della “quota 100”, esclusi quelli derivanti da maternità e puerperio;
  • applicazione del sistema contributivo a tutti.

Alla “quota 100” verrebbe inoltre prevista la possibilità di ottenere la pensione di anzianità con circa 41 anni di contributi indipendentemente dall’età.

Se queste ipotesi saranno confermate, la maggiore spesa previdenziale a carico dello Stato dovrebbe essere limitata tra i 5 e gli 8 miliardi di euro l’anno.

» IL CALCOLO CONTRIBUTIVO

Per assicurare la sostenibilità del superamento della “Legge Fornero” si sta ipotizzando l’allargamento del calcolo contributivo per contenere la copertura economica di una riforma così complessa, il cui costo preventivato dalla stessa maggioranza è di almeno 50 miliardi di euro.

Va ricordato che la “riforma Dini” del 1995 ha salvaguardato tutti coloro che contavano almeno 18 anni di contribuzione previdenziale al primo gennaio 1996 consentendo di ottenere la pensione secondo il vecchio metodo retributivo parametrato sullo stipendio degli ultimi anni. La “Legge Fornero” ha previsto, invece, per questi lavoratori (in attività, al momento, sono rimasti i nati tra il 1951 e l’inizio degli Anni ’60) il calcolo contributivo a partire dal 2012.

Per facilitare l’uscita pensionistica il Governo sta pensando di applicare il calcolo contributivo anche per la parte compresa tra il 1996 e il 2012.

C’è da sottolineare che dal 2009 al 2018 i coefficienti di trasformazione applicati al montante contributivo versato dal lavoratore durante la sua vita lavorativa hanno ridotto in media le pensioni di circa 11%.

Per effetto di questi coefficienti il montante contributivo versato dal lavoratore durante la sua vita lavorativa viene trasferito nella pensione annua lorda.

Tali valori variano in base all’età anagrafica dell’assicurato nel momento in cui consegue la prestazione previdenziale e cioè a partire dall’età di 57 anni fino ai 71 anni (vedi Tabella A).

In altre parole, si dovrà intervenire sulla “Legge Fornero” in maniera chirurgica senza che l’anticipo pensionistico della “quota 100” o 41 possa costare molto caro alla generazione dei nuovi pensionandi.

» L’OPZIONE DONNA

Dovrebbe essere ripristinata l’opzione donna, la possibilità per le lavoratrici dipendenti e autonome di ottenere la pensione rispettivamente con 57 e 58 anni di età e 35 anni di contribuzione (ma c’è l’ipotesi di elevarli a 36 o 37). Questa opportunità è stata già prevista fino al 2017, poi non è stata più prorogata. Si tratterebbe quindi di rilanciarla. La controindicazione resta il calcolo della prestazione interamente con il calcolo contributivo, il che comporta una decurtazione di circa il 25-30%.

» L’APE SOCIAL VA IN SOFFITTA?

Nel contratto messo a punto dal Governo, le soluzioni introdotte dalle ultime leggi di bilancio sarebbero riviste o cancellate. Nello specifico l’Ape volontaria potrebbe anche rimanere operativa, magari con l’allineamento dei requisiti. L’Ape social dovrebbe essere cancellata a partire dal 1° gennaio 2019.

Il senatore Cesare Damiano ha spiegato cosa accadrebbe con la “quota 100” alle categorie oggi tutelate dall’Ape social:

  • se si riparte da 64 anni di età, questa scelta rappresenterebbe una penalizzazione per chi svolge attività gravose considerato che questi lavoratori possono ottenere la pensione a 63 con quota 99 (63 + 36);
  • per chi è disoccupato o ha un familiare disabile a carico, i contributi scendono a 30 anni (quota 93);
  • per le donne, poi, c’è uno sconto ulteriore di un anno per ogni figlio (massimo 2 anni) che porta i contributi necessari a 28 anni (quota 91);
  • inoltre, non si può dimenticare che per le 15 categorie di lavoratori, che svolgono attività gravose, c’è sempre il blocco dell’aggancio dell’età della pensione all’aspettativa di vita.

L’eliminazione dell’Ape social sarebbe, dunque, molto dannosa per una vasta platea di lavoratori. Al contrario, si tratterebbe di renderla strutturale.

Oggi, dopo gli slogan, molti pensano che per dare concrete risposte al nostro Paese, sarà necessario dimostrare con tanto buonsenso e competenza come raggiungere quegli obiettivi equilibrati, compatibili e credibili che tutti ci aspettiamo. Platone diceva «Non conosco una via infallibile per il successo, ma una sicura per l’insuccesso: voler accontentare tutti». Infine, in previsione delle particolari normative che prossimamente troveranno approvazione, per i chiarimenti e gli approfondimenti (possibili scelte, e tra queste, le più convenienti) si consiglia di rivolgersi al nostro Patronato 50&PiùEnasco, che con esper-ti operatori assiste da sempre gratuitamente su tutto il territorio nazionale.

 

A cura di Gianni Tel

 

(Tratto da 50&Più, nr. 7/8- Luglio Agosto   2018 – Tutti i diritti riservati)

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