Pensioni minime e maggiorazioni 2018

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Anche quest’anno ci vuole attenzione ai redditi, sia personali che di coppia, oltre che al tasso annuale di inflazione

Già con la Legge n. 122 del 2010, sono cambiati i parametri con cui i pensionati ottengono le prestazioni legate al reddito. Anche quest’anno è confermata la seguente applicazione: a) in caso di concessione per la prima volta della prestazione, i redditi da utilizzare sono quelli presenti nell’anno in corso, così anche i limiti di reddito da prendere a base; b) in caso di una prestazione già concessa, i redditi da sottoporre a verifica sono quelli riferiti all’anno in corso e all’anno precedente, mentre i limiti di reddito sono quelli dell’anno in corso. Nel 2018, per esempio, per i già pensionati sul modello Red, che gli stessi debbono inoltrare tramite il Caf entro fine marzo (salvo proroghe), va riportato il reddito del 2017 (redditi diversi) e il presunto 2018 su cui viene confermato, ridotto o aumentato, l’importo di pensione spettante.

» IL CALCOLO DELLA PENSIONE MINIMA

L’Inps calcola la pensione sulla base dei versamenti effettuati e se l’importo è inferiore al minimo di legge (507,42 € al mese nel 2018), aggiunge un’integrazione a carico dello Stato. Ma questa oggi è legata ai redditi personali, per chi vive da solo e a quelli della coppia, per chi è coniugato. La legge fissa determinati limiti di reddito aggiornati di anno in anno in base al tasso di inflazione. Mentre nel 2015 la percentuale di inflazione è stata dello 0,2%, nel 2016 e 2017 il tasso provvisorio di perequazione, rilevato dall’Istat, è stato negativo (deflazione). Da gennaio di quest’anno, invece, le pensioni sono tornate a crescere: più 1,1% e ciò vale anche per i limiti di reddito che crescono anch’essi di conseguenza. Chi non li supera non è detto che riceva come integrazione la differenza tra la pensione maturata e il trattamento minimo. A seconda del reddito può essere assegnata la misura intera o ridotta. I pensionati che vivono da soli, da quest’anno, possono contare sul trattamento minimo di 507,42 € mensili se il loro reddito annuo non supera 6.596,46 €. Se il reddito extra pensione si colloca tra 6.596,46 e 13.192,92 €, l’integrazione spetta in misura ridotta, pari alla differenza tra quest’ultimo importo e il reddito conseguito. Per esempio, un pensionato che ha maturato con i soli contributi una pensione di 200 € al mese e possiede altri redditi (case, altre pensioni, ecc.) per 10.000 € l’anno, ottiene una integrazione di 245,60 € (13.192,92 – 10.000 : 13), per cui la pensione sarà di 445,60 € al mese, inferiore al trattamento minimo.

Il discorso è più complicato per le persone coniugate che devono superare lo sbarramento del reddito personale e di coppia. Per quest’anno la situazione si presenta così: • reddito personale che non supera 6.596,46 € e reddito della coppia non oltre 19.789,38 €. In questo caso, spetta l’integrazione intera e viene garantito il trattamento minimo di 507,42 € al mese; • reddito personale compreso tra 6.596,46 e 13.192,92 € e reddito della coppia compreso tra 19.789,38 e 26.385,84 €. In questo caso l’integrazione spetta in misura ridotta. La legge stabilisce che l’importo spettante è quello minore risultante dal doppio confronto tra il limite massimo di reddito personale (13.192,92 €) e quello effettivamente posseduto e tra il limite di reddito di coppia (26.385,84 €) e quello conseguito. Nella Tabella A sono sintetizzati i requisiti per ottenere l’integrazione per il 2018.

» LE MAGGIORAZIONI SOCIALI

Per chi vive con una sola pensione minima o quasi, la legge riconosce le cosiddette maggiorazioni sociali, che variano in base all’età del pensionato. La quota aggiuntiva è di 25,83 € al mese per coloro che hanno dai 60 ai 64 anni, di 82,64 € per chi ha un’età che si colloca tra 65 e i 69 anni. Dai 70 anni in su l’integrazione è di 136,44 €. I 70 anni richiesti si possono ridurre fino a 65, in ragione di un anno per ogni cinque di contributi versati. Per gli invalidi totali l’età minima è di 60 anni (pensione al milione di lire). Nel 2018 le maggiorazioni sono subordinate ai limiti di reddito riportati nella Tabella B. Per i non coniugati il limite di reddito personale è dato dall’ammontare del trattamento minimo, più l’importo annuo della maggiorazione. Mentre per i coniugati il reddito della coppia non deve superare il limite personale, maggiorato dell’importo dell’assegno sociale (453,00 € mensili nel 2018).

» LA PENSIONE AL MILIONE

Chi ha ottenuto la maggiorazione fino ad un milione di vecchie lire al mese può contare quest’anno su un assegno di 643,86 €. La cifra si ricava sommando all’importo del trattamento minimo di 507,42 € la maggiorazione di 136,44 € prevista dalla legge n. 127/2007 che ha aumentato le pensioni basse. La maggiorazione spetta ai pensionati meno abbienti dai 70 anni in su (60 anni se invalidi totali). Nel 2018 ne può beneficiare chi ha un reddito personale annuo non superiore ad 8.370,18 € o cumulato con quello del coniuge, se sposato, che non vada oltre 14.259,18 €. Per evitare disparità di trattamento tra chi ha versato contributi per parecchi anni e chi ha raggiunto la pensione con pochi versamenti, la legge ha previsto che il limite di 70 anni per ottenere l’aumento si riduca, fino ad un massimo di 65 anni, di un anno ogni 5 di contributi versati (Tabella C).

Tabella

» QUALI REDDITI

Sia per la pensione minima che per la maggiorazione sociale, l’Inps considera tutti i redditi di qualsiasi natura, compresi quelli esenti o tassati alla fonte come gli interessi bancari e postali, i rendimenti da Bot e altri titoli. Nel computo rientrano anche le rendite Inail e gli assegni assistenziali. In altre parole bisogna denunciare tutto eccetto i redditi provenienti da: casa di abitazione; pensioni di guerra; assegno di accompagno; trattamenti di famiglia; sussidi erogati da Enti Pubblici senza carattere di continuità.

» LA SOSPENSIONE E LA REVOCA DELLA PENSIONE

Dalle annuali verifiche dell’Inps risulta non pervenuto un buon numero di Red 2016 (redditi dell’anno 2015).  L’Istituto, per effetto della Legge n. 122 del 2010, non è più tenuto ad inviare il modello da compilare. Sempre detta normativa ha previsto anche la sospensione e poi la revoca per quei pensionati che non dichiarano all’amministrazione finanziaria né all’Inps i propri redditi rilevanti ai fini della prestazione in godimento. Se entro i 60 giorni successivi alla sospensione la dichiarazione viene resa, la pensione viene ripristinata dal mese successivo alla comunicazione; se invece entro i 60 giorni successivi alla sospensione la dichiarazione non viene resa, l’Inps procede alla revoca in via definitiva della pensione collegata al reddito e al recupero di tutte le somme erogate a tale titolo nel corso dell’anno di riferimento.

a cura di Gianni Tel

(Tratto da 50&Più, nr. 3 – Marzo 2018 – Tutti i diritti riservati)

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