Notre Dame, le idee più bizzarre per la ricostruzione

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Dopo l’incendio che lo scorso 15 aprile ha distrutto il tetto medioevale e la guglia ottocentesca progettata da Eugène Viollet-le-Duc, il presidente Marcon ha annunciato un concorso internazionale di architettura per il recupero di Notre-Dame. Alcune delle idee che arrivano dalle archistar internazionali sono a dir poco fantasiose: Massimiliano Fuksas ha proposto una guglia in cristallo Baccarat perennemente illuminata, che unisca tradizione e modernità, e che sia visibile in tutta la città per tornare ad essere un “faro di speranza”. Non si tratta ancora di un progetto, bensì di una suggestione, anche perché, come dichiarato dallo stesso Fuksas «non esiste un unico modo di intervenire, e i progetti dipendono dal caso in questione ma soprattutto dalle emozioni suscitate».
Il francese Mathieu Lehanneur ha proposto una fiamma stilizzata in fibra di carbonio, alta 90 metri, a futura memoria dell’incendio. Il russo Alexandre Nerovnya, docente al Moscow Architectural Institute, ha invece disegnato una copertura simile ad un diamante con una guglia di stile gotico al centro; lo studio AJ6 di San Paolo ha suggerito una copertura fatta in vetrate colorate, come quelle che hanno reso famosa la cattedrale.
Lo studio di Bratislava Vizum Atelier ha proposto una torre lunga e sottile che proietti un fascio di luce nel cielo di Parigi, mentre Kiss The Architect, un collettivo di Cipro, ha immaginato la guglia come una scala a chiocciola con pedane sospese tra sfere e grandi archi.
Altre idee sembrano più attente all’ambiente, come quella del francese Clément Willemin, che vorrebbe trasformare il tetto in un giardino a cielo aperto dedicato a tutte le specie di animali e piante in via di estinzione, poiché, come ha dichiarato «l’amore per la natura e il desiderio di proteggere l’ambiente sono preoccupazioni che uniscono tutte le persone come una sola religione».
Lo Studio Nab di Parigi ha lanciato l’idea di un’enorme sfera con una guglia in vetro dove possano restare gli alveari da sempre di casa nella cattedrale.
Dedicato al tema del “plastic free” è il progetto dello Studio Drift di Amsterdam, che ha proposto un tetto da realizzare con la plastica raccolta dalle acque inquinate degli oceani, in collaborazione con l’associazione The Ocean Cleanup. Olandese è anche lo studio Concorde che ha proposto di trasformare le macerie in una nuova pietra da usare per ricreare le parti andate distrutte della cattedrale.
Largo alla fantasia, dunque, anche se più della metà dei francesi, secondo i dati del sondaggio realizzato da Le Figaro, vorrebbe rivedere la guglia nella sua forma originaria, senza particolari stravaganze o novità contemporanee.

di Ilaria Romano

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