Migranti: gli sbarchi calano, nessuna emergenza in corso ma resta la questione accoglienza

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Al 6 dicembre scorso erano 23.037 i migranti sbarcati sulle coste italiane dopo la traversata del Mediterraneo, contro i 117.153 del 2017 e i 174.602 del 2016. Dunque, al momento, nessuna emergenza o invasione è in corso, anche se la questione “accoglienza” resta e il quadro normativo sta progressivamente mutando

Secondo l’ultimo rapporto (2018) curato dalla Fondazione Ismu, l’Istituto per lo studio della multietnicità, gli stranieri presenti in Italia sono 6 milioni e 108mila, su una popolazione complessiva di 60 milioni e 484mila residenti. Poco meno di 1,1 milioni proviene da Paesi europei che non fanno parte dell’Unione, ossia Albania, Ucraina e Moldova, e altrettanti arrivano dall’Africa (Marocco, Tunisia, Egitto, Senegal), con un aumento registrato, a partire dal 2017, dei cittadini provenienti dai Paesi subsahariani, come Guinea, Mali, Nigeria, Costa d’Avorio e Somalia.

Nel corso del 2018 l’immigrazione è diventata sempre più una questione chiave dell’Unione Europea e dei suoi membri ma, come rileva l’Ismu, nella narrazione del tema e dunque nella conseguente percezione da parte dell’opinione pubblica è stata data molta rilevanza ai cosiddetti sbarchi via mare, quelli che proprio nello scorso anno sono drasticamente diminuiti, come risulta dai dati ufficiali del Ministero dell’Interno.

GLI ACCORDI INTERNAZIONALI

Dal 1997 l’Italia è vincolata al Sistema Dublino, firmato nel 1990 anche da altri undici Stati europei (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Regno Unito), ed entrato in vigore sette anni dopo, poi sottoscritto da Austria, Svezia e Finlandia. Il Regolamento di Dublino II, adottato poi nel 2003, ha sostituito quella prima convenzione in tutti gli Stati membri dell’Ue, con eccezione della Danimarca, e nel 2008 è stato esteso anche alla Svizzera.

Nel 2013 è stato sostituito dal Regolamento di Dublino III, che si basa sugli stessi principi dei precedenti: definisce i criteri per l’esame di una domanda di protezione internazionale, stabilisce quale Stato debba farsi carico della richiesta di asilo di una persona che giunge in territorio europeo e, attraverso il sistema Eurodac per il confronto delle impronte digitali, registra l’identità del richiedente. Il dibattito odierno si è sviluppato intorno al fatto che i Paesi di frontiera debbano gestire un carico di lavoro più consistente rispetto agli altri nell’esamina delle domande e, fra le ipotesi di modifica al vaglio, ci sarebbe anche quella di una distribuzione dei richiedenti asilo fra tutti i membri Ue in base ad un sistema di quote.

di Ilaria Romano

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Febbraio  2019)

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