Mary Lynn Bracht: una storia per dare voce alle figlie del mare

0

La scrittrice statunitense Mary Lynn Bracht ha esordito con un romanzo su una delle pagine più oscure della Seconda Guerra Mondiale: il triste destino di migliaia di donne coreane fatte prigioniere e rese schiave sessuali dai soldati dell’esercito giapponese

Furono duecentomila le bambine e ragazze ridotte a schiave sessuali, le cosiddette comfort women, sfruttate, umiliate, uccise, durante l’occupazione giapponese della Corea nella seconda guerra mondiale. Una storia come molte altre, di violenza e di morte, rimossa o dimenticata per troppi decenni, che Mary Lynn Bracht, antropologa e scrittrice statunitense di origine coreana, ha messo al centro del suo primo e molto fortunato romanzo Figlie del mare (Longanesi), attraverso il racconto esemplare in cui è condensata la forza drammatica di quella tragedia collettiva.
È l’odissea di Hanna, dodicenne, che nel 1943 è rapita da un soldato giapponese ed è costretta a vivere in un bordello in Manciuria tra inenarrabili sofferenze. Questo fatto getta un’ombra terribile su tutta la sua famiglia e condiziona per decenni anche la vita della sorella più piccola Emi, anche perché Hana si è fatta catturare nel tentativo di salvarla. Una vicenda ancora solo sfiorata dal punto di vista storico che, dopo una decina di anni di ricerche sulla propria famiglia anch’essa ferita dal comfort women, Bracht serra in una narrazione fittizia nella trama e nei personaggi dentro un contesto di eventi ormai più che certi. Ma con la crudeltà della letteratura dei testimoni e una scrittura assai diretta che lascia parlare i fatti da soli. È un viaggio nella storia della sua famiglia, trasformato nella progressiva scoperta di un lato oscuro nella storia della Corea, perché sessantotto anni dopo Emi a Seoul chiede giustizia per le comfort women di fronte all’ambasciata di Tokyo e cerca di scoprire la verità su quanto è accaduto nel 1943.

«Mi sono sempre chiesta cosa abbia permesso a queste donne di trovare la forza interna necessaria per sopravvivere a una situazione del genere, per riuscire ad andare oltre al dolore e acquisire attraverso questa forza interna un’indipendenza», dice Mary Lynn Bracht. E aggiunge: «Sono cresciuta in un ambiente pieno di donne come mia madre, sudcoreane, sposate con militari americani. Ero immersa in questa cultura della sopravvivenza, della forza di donne che non avevano alcun tipo di possibilità nel loro Paese perché erano le ragazze del dopoguerra di Corea, donne che si trovavano in un Paese nel pieno della ricostruzione, ma anche vittima di una dittatura molto dura dove non esisteva la libertà e non c’era spazio per le ragazze povere. Le persone come mia mamma sono state costrette a lasciare la loro patria, per indigenza e perché volevano scoprire il resto del mondo: è così che sono diventate donne forti, motivate, si sono ricostruite una vita da un’altra parte. Questa loro forza mi ha sempre ispirata: da bambina ero molto interessata ad ascoltare la storia della loro infanzia rurale e di come hanno reagito al cambiamento in Texas, dove mi trovavo io».

di Renato Minore

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Dicembre 2018)

No comments