Margherita Hack

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La prima donna a guidare un osservatorio astronomico

C’è una casa poco distante da Campo di Marte, a Firenze, nei pressi di un grande prato dove atterrano piccoli aerei con ali di tela. È là che nasce Margherita, figlia unica, bimba solitaria, vivace mentalmente come poche. Il suo compagno di giochi preferito è il papà, che le dedica tutto il tempo dal momento che ha perso il lavoro non essendo iscritto al partito fascista. Un impiego stabile non lo troverà più e sarà la moglie a mantenere la famiglia: dipinge miniature dei quadri degli Uffizi che vende ai turisti. È diplomata all’Accademia di Belle Arti.

La scuola

Sono anni duri per Margherita che frequenta la scuola elementare da privatista per poi iscriversi al ginnasio Galileo Galilei, il più antico di Firenze. A scuola va bene e ha una tale smania in corpo che, appena può, se ne scappa ai giardini. Il preferito è quello di Bobolino. Un argento vivo, il suo, che ben si addice allo sport che inizia a praticare con costanza: salto in lungo, salto in alto e bicicletta. Antifascista convinta, durante il liceo vede compagni e professori ebrei cacciati da scuola per via delle leggi razziali. Un’infamia che non tollera e di cui racconterà spesso nel corso degli anni.

Gli studi

La scelta della facoltà universitaria avviene piuttosto per caso. È brava nei temi: si iscrive a Lettere che ben presto abbandona annoiata. Complice un’amica che frequenta Fisica, opta anch’essa per quella facoltà intuendo subito che fosse quella giusta. Lo studio l’appassiona e colleziona risultati e riconoscimenti da parte dei docenti. L’attrazione fatale è per l’astronomia e l’astrofisica e il periodo di tesi coincide con gli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale. La sera del 7 agosto 1944 i tedeschi si ritirano da Firenze: la città è in ginocchio e i ponti – eccetto Ponte Vecchio – sono rasi al suolo. Dovrà arrivare gennaio del 1945 perché l’Università riapra e Margherita possa finalmente laurearsi.

L’amore

Sport, studio e un legame profondo con la famiglia. Ma non è il solo perché Margherita, già nel 1933, aveva incontrato l’uomo della sua vita: Aldo De Rosa, letterato che dedicherà la sua di vita alla scienziata, accompagnandola da un capo all’altro del mondo. Sì, perché le occasioni professionali per Margherita non si faranno attendere, mentre il matrimonio non avverrà che nel 1944: cerimonia breve, senza messa né comunione né vestito bianco, niente viaggio di nozze e un pranzo da soli con cibo razionato, essendo ancora in tempo di guerra.

 

di Sadìa Maccari

 

 

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Settembre 2018)

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