Lucania, antica terra tra due mari

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“Sono arrivato a Gagliano un pomeriggio di agosto, portato in una piccola automobile sgangherata. Avevo le mani impedite, ed ero accompagnato da due robusti rappresentanti dello Stato, dalle bande rosse ai pantaloni e dalle facce inespressive. Ci venivo malvolentieri, preparato a veder tutto brutto, perché avevo dovuto lasciare, per un ordine improvviso, Grassano, dove abitavo prima, e dove avevo imparato a conoscere la Lucania (…)”.

Così Carlo Levi descrive l’arrivo a Gagliano nel suo libro Cristo si è fermato ad Eboli, una sorta di diario nel quale racconta quella parte della sua vita vissuta a contatto con la gente di Aliano, piccolo paese nella provincia di Matera nel quale fu confinato dal regime fascista negli Anni ’30. L’incontro con la civiltà contadina lucana farà scoprire a Levi nuove dimensioni dell’animo umano, la dignità e la forza di una popolazione ed una terra alla quale «nessuno degli arditi uomini di occidente ha portato teocrazia statale, né la sua perenne attività che cresce su se stessa. Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo». E, forse, nessuno, nonostante tutto, ha conservato fino ad oggi la propria identità culturale, la fierezza, la forza e l’orgoglio come hanno fatto i lucani, popolo che affonda le proprie radici negli albori della Storia e che la Storia l’hanno costruita insieme ai grandi popoli che hanno conquistato le loro terre ma non i loro animi, sempre indipendenti ed indomiti.

nessuno degli arditi uomini di occidente ha portato teocrazia statale, né la sua perenne attività che cresce su se stessa. Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo. Carlo Levi

Testimonianze delle diverse  dominazioni passate disseminano un territorio di una bellezza solenne, a tratti ancora selvaggio, come se il tempo e la mano dell’uomo l’avessero risparmiato. Ecco, allora, tratti di costa, la cui sabbia finissima ricorda terre di altri continenti, alternarsi a boschi, vallate e montagne, in un susseguirsi di panorami pianeggianti e cime maestose.
E come se la natura non bastasse a rendere il paesaggio straordinario, a mostrarla agli occhi dei visitatori ancora più preziosa e stupefacente ci pensano paesi e castelli, strade tortuose che si arrampicano  impervie sui fianchi delle montagne, grotte decorate con pitture ancestrali, acque cristalline e bollenti che si fanno largo nel  suolo regalando benessere.

La Storia si respira in ogni anfratto del territorio: le antiche civiltà fecero grande la Lucania, a cominciare dai greci, la cui impronta è visibile nelle vestigia di Metaponto, sulla costa jonica, una delle città più fiorenti della Magna Grecia.
L’impero romano, invece, diede impulso all’agricoltura e diverse città fecero da richiamo alle popolazioni in cerca di possibilità di sopravvivenza.
La grandezza di Federico II di Svevia, si racconta nei castelli da lui voluti, che punteggiano il territorio: in quello di Melfi l’imperatore promulgò le Constitutiones Augustales del Regno di Sicilia, in quello di Lagopesole, sembra che il suo  spirito sia ancor oggi presente.

In questa terra per molti versi ancora misteriosa, soggiornarono re e papi, scrittori e poeti, artisti e scienziati, storici e filosofi, lasciando ognuno un’impronta indelebile del loro passaggio, e ricevendo in cambio l’amore, la solidarietà, l’ospitalità di un popolo senza eguali. Scrive Levi:«I contadini venivano a trovarmi e mi dicevano: – Non partire. Resta con noi. Sposa Concetta. Ti faranno podestà. Devi restar sempre con noi -. (…) Tornerò, dissi. Ma scuotevano il capo. – Se parti non torni più. Tu sei un cristiano bono. Resta con noi contadini -».

Basilicata

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