Loretta Goggi : « Tutti possiamo fare la nostra parte contro il cancro»

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Showgirl, conduttrice, imitatrice, doppiatrice, attrice. Sono solo alcuni dei talenti di Loretta Goggi, un personaggio dello spettacolo che ha custodito gelosamente la propria vita privata, ma che oggi non esita a condividere la propria esperienza per un fine in cui crede: sostenere l’Airc, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. «Sono stata toccata da questa malattia perché mio marito, mio padre e molti cari amici hanno avuto a che fare con questo terribile male. Così ho pensato che valesse la pena dare il mio piccolo contributo a una battaglia che ritengo importante».

Il 27 gennaio l’Airc torna in piazza con “Le Arance della Salute”. Lei ci sarà. Perché?

Vivendo per un periodo abbastanza lungo a Milano, ho conosciuto il professor Veronesi (celebre oncologo, tra i fondatori dell’Airc, ndr) e da allora ho seguito tutto ciò che organizzava per la raccolta fondi. Poi, con una trasmissione di Telemontecarlo che si chiamava Festa di Compleanno ho festeggiato i primi 25 anni dell’Associazione e da allora non ci siamo più lasciati. Ho venduto stelle di Natale, arance, uova di Pasqua, al fianco dei volontari: il minimo che potessi fare, considerando gli affetti cari che, a causa di questo male, io stessa ho perduto.

Nella battaglia contro il cancro è acclarata l’importanza di corretti stili di vita. L’Airc promuove la formula 0-5-30: 0 sigarette, 5 porzioni di frutta e verdura, 30 minuti di attività fisica. Lei riesce a metterla in pratica?

Io ho sicuramente sposato lo zero del fumo perché, per amore di mio marito, ho smesso diciassette anni fa. Era stato male col cuore e ho dato un taglio alle sigarette, anche per condividere con lui questo addio alla nicotina. La verdura e la frutta sono ciò che amo di più e perciò non fatico a mangiarle; mentre sul moto è qualche tempo che batto la fiacca perché il lavoro mi ha completamente assorbita. Però, amo camminare e conto di rimettermi presto in marcia.

A proposito di lavoro, lei ha iniziato a lavorare nello spettacolo che aveva nove anni. Cosa ha comportato una carriera così precoce?

Da ragazzina non mi sono accorta che qualcosa mi fosse mancato perché mi sono divertita tanto: studiavo e lavoravo, facendo radio, doppiaggio, televisione. Mi piaceva perché, mentre a Carnevale dopo i sette, otto anni non mi sono più mascherata, facendo questo mestiere ho potuto continuare a vestire panni sempre diversi. Mi sono divertita ad essere la bambola di me stessa. Poi, dopo l’adolescenza, ho iniziato a sentire la mancanza di amici, comitive, dei giorni di festa in cui ci si divaga insieme. Ma ho amato l’autonomia che questo lavoro, sin da giovanissima, mi ha regalato.

Oggi quanto conta il lavoro per lei?

Amo moltissimo questo mestiere e mi sono sempre detta che non saprei fare altro nella vita, nel senso che è difficile pensare di esprimere se stessi se non attraverso ciò che ti sembra di saper fare. Lo adoro e lo rispetto tantissimo. Anche se so che non volevo sacrificare la Loretta donna ad esso. Tant’è che mi sono allontanata dalla televisione più volte, sia perché non mi ritrovavo più nei contenuti televisivi sia per il bisogno di coccolare la mia vita privata.

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di gennaio 2018)

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