Lina Sastri, tra teatro e musica

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Un viaggio tra teatro, musica e cinema. Quello che percorre l’attrice nel suo spettacolo Appunti di viaggio col quale ha girato l’Italia. L’occasione, per noi di 50&Più, per conoscere più da vicino un’artista che è stata anche madrina della cultura italiana nel mondo

«Amo il teatro che dà a chiunque – e dunque anche alle donne – la possibilità di calarsi in ruoli complessi. Il cinema – cui pure devo molto – è un’altra cosa: ha un altro metro di misura. Dopo che hai superato una certa età, o ti rifai o ti fanno fare le nonne. Ho cominciato a interpretare la vecchia molto prima di quanto mi spettasse tant’è che, poi, chi mi vede da vicino si meraviglia: «Ma io mi aspettavo una persona anziana!».

Non ci gira intorno, Lina Sastri, napoletana, grande interprete del teatro di prosa, grazie al quale si è affermata, dopo i primi passi negli Anni ’70 con Masaniello, di Armando Pugliese, e Natale in casa Cupiello, di Eduardo De Filippo. Solo dopo è arrivato il cinema – e tre David di Donatello; quindi, la televisione e il teatro, quello musicale. Ed è proprio in una pausa di uno spettacolo – Appunti di viaggio, col quale sta girando l’Italia -, che la raggiungiamo.

«Sono in scena con sei musicisti straordinari che mi seguono nel mio percorso musicale – che è parallelo a quello d’attrice, di prosa, di cinema – da tanti anni. Appunti di viaggio è uno spettacolo molto libero perché il testo – sebbene esista la drammaturgia – è aperto.  Lo modulo ogni sera, in base anche al rapporto che si crea col pubblico. Un po’ come fosse uno spettacolo jazz».

E la libertà sembra essere la cifra più intima della sua natura con la quale deve essersi misurata sin da ragazzina quando, adolescente, ha lasciato casa per seguire la via dello spettacolo. «Sono stati anni duri, cambiando di continuo compagnia; senza una lira e agognando un panino». Poi l’arte ha preso il sopravvento e gli incontri, nonché forse una certa caparbietà, ne hanno fatto l’attrice che noi oggi conosciamo.

Tutti tasselli che compongono quella che lei chiama “testimonianza” e che fa da canovaccio al suo ultimo spettacolo: «Non avevo urgenza di raccontare me stessa, ma di testimoniare ciò che era l’arte o il teatro che ho fatto in tempo a conoscere coi grandi maestri. Una testimonianza della grande cultura e bellezza di una città – Napoli – che ha un patrimonio straordinario, che non è soltanto quello della musica».

Così, nel suo racconto per tappe, in Appunti di viaggio, ci sono i grandi – Eduardo, Anna Magnani, Pino Daniele -, i comprimari, le comparse. Ma anche gli anni Settanta, l’idea «che il mondo potesse cambiare davvero»; poi gli anni Ottanta, «la Milano da bere e una certa omologazione». La musica, il mare. Napoli, naturalmente, e il pubblico internazionale presso il quale è stata madrina della nostra cultura. Però, c’è anche l’amore e quel senso di riconoscenza verso una madre che – dice – «è stata una donna straordinaria, meravigliosa, bella, piena di grazia».

Che cosa ammirava in lei?

È stata il mio punto di riferimento assoluto. E lo è tuttora, anche se non c’è più perché è morta di Alzheimer. A lei ho dedicato un piccolo libretto, che scrissi qualche anno dopo la sua scomparsa, che si chiama La casa di Ninetta, che poi diventò un monologo che ho portato in teatro. Lei è stata una donna straordinaria, meravigliosa, bella, piena di grazia. Che ha molto sofferto, ma che aveva un sorriso oltre ogni parola.

di Giada Valdannini

 

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Marzo 2018)

 

Lina Sastri

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