Le Orme ritornano “Sulle ali di un sogno”

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La band cardine del progressive italiano ha pubblicato un nuovo album che include brani storici, recenti e inediti con un taglio che sa unire piacevolmente il sound dei 70 con le strumentazioni più attuali.

Lo ripete spesso Michi Dei Rossi durante la presentazione dell’ultimo disco delle Orme, di cui è stato il fondatore e oggi è leader indiscusso:«Veniteci a sentire dal vivo e vedrete come suona il nonno», riferendosi a se stesso. Il batterista settantenne è un tipino che le bacchette le sa far vorticare, tanto che Keith Emerson, una delle leggende del rock, lo battezzò come l’inventore del “passo zoppo”, un ritmo sincopato che accompagna, sollecitandolo, l’incedere delle tastiere.
Ricorda: «siamo andati a Londra al concerto di Emerson, Lake & Palmer, di cui eravamo dei fans, tanto che, saputo dove sarebbero andati a cena, li abbiamo seguiti e abbiamo mandato loro una bottiglia di champagne con i nostri complimenti. Emerson ci ha invitato al tavolo e poi a casa sua il giorno dopo per ascoltare le nostre canzoni. Siamo diventati amici. Fu il ritmo particolare de La porta chiusa a ispirargli quella definizione.»

Non solo. Dei Rossi fu anche uno dei primi al mondo a utilizzare gli effetti elettronici, grazie a un doppio oscillatore drum controller applicato alla batteria: «era un piccolo tamburo triggerato che si attaccava al minimoog (l’aveva inventato lo stesso ingegnere Robert Moog del celebre sintetizzatore) e poteva anche fare la scala delle note. Lo comprai per una cifra alla Fiera di Milano e poi l’ho usato spesso dal vivo».

Era entrato nella band nel 1967, subito dopo la pubblicazione del primo singolo, lo sconosciuto Fiori e colori, praticamente sciogliendo i più noti Horopi (avevano perfino suonato a Liverpool su invito degli allora famosissimi Los Bravos, visti anche a Sanremo), raggiungendo il cantante e bassista Aldo Tagliapietra e portando con sé il tastierista Aldo Pagliuca. Grazie al contributo determinante del produttore Gian Piero Reverberi (“è stato a tutti gli effetti il quarto membro del gruppo”), il trio “classico” divenne una punta di diamante del progressive italiano, la cui stagione si fa convenzionalmente iniziare proprio dalla pubblicazione del loro album Collage nel 1971.
Da allora Le Orme toccarono spesso la cima delle classifiche, ma soprattutto produssero una serie di LP di grande interesse, rivalutati nel tempo nonostante le critiche non sempre benevole di quegli anni: da Collage (con il brano-simbolo “Giochi di bimba”) a Felona e Sorona (un concept album la cui versione inglese aveva i testi di Peter Hammill dei VDGG), da In concerto (il primo live di una band progressive italiana) a Verità nascoste (registrato a Londra nello studio di Vangelis: «non c’era uno strumento pronto, dovemmo affittarli tutti, e lui si vide una sola volta, ascoltò un brano, disse “bello, bello” e ci chiese di firmare come produttore»).
Negli Ottanta virarono verso il classicheggiante (il prezioso Florian) e poi l’elettropop (Venerdì), ma si era già in un periodo di crisi e di tensioni, che sfociarono nel 1992 con l’uscita di Pagliuca. Seguì un periodo stabile e propositivo, con vari cambi di formazione, la cosiddetta “trilogia della natura” e un ritorno al suono iniziale. La nuova rottura è datata 2009, quando se ne va anche Tagliapietra con strascico di vie legali.
Le Orme non hanno mai smesso di suonare, anche in giro per il mondo, dal Giappone al Canada, dove il progressive è un “culto” molto seguito, tanto che ultimamente è l’etichetta tedesca Inside Out che sta più investendo sulle grandi band storiche del rock italiano. «Il prog è vivo e vegeto, per l’oggi e il domani», continua Dei Rossi. «Lo dimostra appieno il nostro nuovo disco, che è una riproposta del repertorio storico con l’aggiunta di cose nuove. Il tutto suonato con gli strumenti di oggi e reso più contemporaneo».

Si intitola Sulle ali di un sogno ed «è un album con dentro stili diversi, mantenendo un filo comune. I tempi sono cambiati, io sono cambiato, per me il prog è questo. Essere se stessi e suonare musica libera, senza confini, Sentire la sonata K380 di Scarlatti fatta con la chitarra è prog, lo stesso facevano gli ELP con “Quadri a un’esposizione” di Mussorgsky, lo stesso abbiamo fatto con Bach proponendolo in forma di ballata. Tutto è iniziato con Sgt. Pepper dei Beatles».
Undici i brani, tra cui l’iconica Gioco di bimba interpretata da Francesca Michielin («la sua famiglia e lei sono fan delle Orme: probabilmente gliela cantava la mamma da piccola. Francesca interpreta sempre nostri brani ai suoi concerti e mi fa emozionare»), in un “mélange di musica classica, lirica, rock e prog con adattamenti e arrangiamenti emozionali”, cui contribuisce spesso il raffinato violino di David Cross, già protagonista di una grande stagione con i King Crimson.
La combinazione tra brani storici e novità, tra sound che rimane nel tempo e arrangiamenti attuali, tra già ascoltato e idee inedite, funziona, come funzionano la voce del tenore finlandese Eero Lasorla in Via della seta e quella di Alessio Trapella, il bassista alter ego di Tagliapietra (cui si aggiungono il tastierista Michele Bon e il chitarrista Ivan Geronazzo per completare l’ultima line up). E funzionano anche i due nuovi brani, la progressive Danza di primavera e l’elaborazione bachiana di Un altro cielo, così come la recente (del 2017, album Classicorme) title-track, che chiude un cd riuscito, anche se un poco breve.
«Siamo ritornati un po’ ai suoni degli anni 70, perché sono arcistufo di quello che si ascolta in radio. Oggi i suoni sono sempre gli stessi, tutto è uguale e le voci sono l’unica diversità, anche se per per la gran parte sono copiate da quelle americane. Siamo alla frutta. Senza dire che si perdono mesi per fare i missaggi e poi tutti ascoltano le canzoni dal telefonino o al massimo dalle cuffiette. Sarebbe ora che la musica avesse più dignità. Ai tempi si entrava in sala e si suonava, non si “cercavano” i suoni, e mi piaceva tutto quello che facevamo, sia noi sia tantissimi altri musicisti.»

Ha anche contattato i vecchi compagni per un’eventuale partecipazione?
«Sì. Ho iniziato con Reverberi, che sostanzialmente ci ha detto di no per problemi di salute. Ho chiamato Pagliuca e Tolo Marton (il superchitarrista lanciato da una breve parentesi come membro delle Orme nel 1975, incidendo il loro album più rock, Smogmagica, ndr.), ma entrambi hanno detto di no. Mi sarebbe piaciuto averli tutti e tre nel disco. Tagliapietra, invece, dice che con me la rottura è insanabile, perciò non l’ho contattato. Avevo tentato tre anni fa di riunire la band per il 50ennale. Avevo proposto tre concerti, uno al nord, uno al centro e uno al sud per accontentare i fans. ma hanno detto di no. Perché? Per i soldi! Io l’avrei fatto gratis, perché i fans hanno dei diritti, vanno rispettati, ma loro hanno rinunciato per una questione di soldi».

di Raffaello Carabini

Le Orme

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