Le bugie non si mangiano!

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Nell’immaginario collettivo sul cibo esiste una sconfinata varietà di falsi miti. Alcuni innocenti, altri in grado di assediare il nostro benessere

In tema di (sana) alimentazione ognuno ormai, pur senza competenza né titolo, dice la sua. Ovunque, a (s)proposito. Così proliferano convinzioni errate sulle presunte virtù benefiche o malefiche di questo o di quel piatto, oltre a mode vane o nocive per la nostra sanità. Allora come orientarsi nella pletora di informazioni mediatiche – spesso ondivaghe e contraddittorie – su alimenti e diete?

Lo abbiamo chiesto a Marcello Ticca, vicepresidente della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione e autore del volume Miraggi alimentari. 99 idee sbagliate su cosa e come mangiamo, pubblicato dagli Editori Laterza.

Professor Ticca, innanzitutto perché ci sentiamo tutti “esperti” di alimentazione?

Per l’interesse che suscita in noi il cibo, un bisogno primario col quale ci confrontiamo ogni giorno e più volte al giorno. E per la percezione, talvolta vissuta con una sensibilità esagerata, dello stretto rapporto tra ciò che mangiamo e il nostro benessere. Ciononostante, l’alimentazione viene considerata un argomento leggero, banalizzato ed alla portata di tutti e sul quale chiunque, pur essendo privo di una preparazione specifica, si sente in diritto di avanzare le proprie idee personali, senza pagare dazio. Mentre nessuno si azzarderebbe ad esprimersi con leggerezza su un tumore o su un problema cardiaco, sul cibo invece chiunque presenta le proprie opinioni come verità indiscutibili, incoraggiato anche dal proliferare in Tv di chef travestiti da nutrizionisti. Ciò contribuisce alla nascita e alla diffusione esponenziale – anche grazie al web – di tante bizzarre leggende alimentari, vecchie e nuove, che attecchiscono tenacemente ad ogni livello culturale.

Il catalogo di bugie è sterminato…

Sì, purtroppo. Dal bicchiere di vino che equivarrebbe ad un farmaco al limone che disinfetterebbe i frutti di mare, ma invece può costare pericolose tossinfezioni, alla cioccolata che acuirebbe il fenomeno dell’acne: di favole ne circolano tante, anche con il potenziale effetto di far sparire dalla nostra mensa alimenti importanti.

Ad esempio?

Il latte che, chissà perché, non andrebbe bevuto da adulti, o le uova che aumenterebbero il colesterolo. O il glutine, che andrebbe evitato, chissà perché, anche se non si è celiaci; perché si pensa che una dieta senza glutine sia dimagrante e salutare. Un’illusione: i prodotti liberati dal glutine – salvavita per i malati di celiachia – contengono molte proteine in meno rispetto a quelli di partenza, ma anche più grassi e perciò non promuovono nessuna perdita di peso. Ma danni al portafoglio, sì: infatti i cibi “senza” costano di più rispetto a quelli tradizionali.

 

di Paola Stefanucci

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Giugno  2019)

 

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