Istat, italiani sempre più anziani, giovani sempre più soli

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La popolazione residente in Italia sta cambiando, con numeri in crescita per gli adulti e gli anziani, e in calo per bambini e giovani. A dirlo sono gli ultimi dati Istat, che ha messo a confronto i numeri del Censimento del 1991 con quelli disponibili oggi, aggiornati al primo gennaio di quest’anno.

L’età media è arrivata a 45,2 anni, e solo il 13,4% dei residenti ha meno di 15 anni, mentre il 64,1% ha fra i 15 e i 64 anni e il 22,6% ha più di 65 anni.

Dalla comparazione con i numeri di 27 anni fa, il dato più evidente è proprio il costante aumento della popolazione più anziana, sia in termini assoluti, da 8,7 a 13,6 milioni su un totale di 60 milioni 484 mila residenti, sia percentuali, da 15,3% a 22,6%. Il processo di invecchiamento investe tutte le regioni d’Italia, con un’età media di 46 anni nel Centro –Nord e 44 anni nel Mezzogiorno.

Gli ultra ottantenni hanno raggiunto il 7% della popolazione, e sono passati da 1 milione 955 mila unità a 4 milioni 207 mila; gli ultra centenari sono oggi 15 mila e 647, e 20 di loro hanno superato i 110 anni. La maggior parte degli over 100 sono donne, e gli uomini rappresentano meno del 17% del totale, dunque le differenze nell’aspettativa di vita sono molto evidenti in questa fascia di età più “estrema”. La popolazione di 105 anni e più risiede principalmente al Nord con 562 persone, segue il Sud con 340 e il Centro con 189. La regione con la più alta percentuale di over 105 in assoluto è la Liguria, che rappresenta l’area più anziana non solo d’Italia ma di tutta l’Unione Europea. La donna più longeva ad oggi ha superato i 115 anni e risiede in Puglia, mentre l’uomo più longevo ha 110 anni e vive in provincia di Trento.

Il confronto dei dati del 1991 e del 2018 inquadra anche l’evoluzione dei comportamenti familiari: per gli uomini come per le donne si rileva una importante diminuzione dei coniugati (3 milioni 843 mila in meno in 27 anni), a vantaggio di celibi e nubili (3 milioni e 90 mila) e in misura minore dei divorziati (972 mila). Nelle età più avanzate i coniugi vivono insieme più a lungo: considerando la popolazione over 65 spicca la forte differenza di genere in particolare nella proporzione di coniugati/e rispetto a quella di vedovi/e. Mentre i coniugati aumentano in 27 anni passando dal 77,2% al 79,5%, le coniugate passano dal 37,4% al 47,7%. Nella classe di età con più di 65 anni, nel 1991 era prevalente la quota di donne vedove rispetto alle coniugate (50,5% contro 37,4%), mentre oggi sono le coniugate a superare le vedove in termini relativi (47,7% contro 41,9%). Il dato è determinato dal parziale recupero dello svantaggio degli uomini in termini di aspettativa di vita, che ha portato ad un incremento degli ultra 65enni. La tendenza delle nuove generazioni invece è quella di posticipare o escludere la nuzialità, solo in parte compensata dalle libere unioni, in particolare nelle classi di età 25-34 anni e 45-54 anni.

di Ilaria Romano

 

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