Io Se Posso Komunico

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Così è stato chiamato un importante progetto per dare a bambini con particolari problematiche la possibilità di comunicare attraverso la Lingua dei Segni

Un metodo per far comunicare anche i bambini che non possono perché affetti da qualche sindrome o malattia genetica che tra i sintomi annovera l’assenza di linguaggio verbale: è questo l’obiettivo di I-SPK, acronimo di Io Se Posso Komunico, nonché abbreviazione dell’inglese I Speak, “io parlo”. L’equipe di I-SPK ha varato un protocollo per consentire a questi bambini di usare la Lingua dei Segni italiana (Lis), come strumento di comunicazione. La Lis è una lingua che, anziché della parola, si avvale dell’uso delle mani e del corpo; è una lingua a tutti gli effetti, con le sue strutture grammaticali, la sua sintassi, la sua storia e, ad oggi, è usata in modo quasi esclusivo dalla comunità sorda.

Il team di Io Se Posso Komunico mira ad estenderla a bambini e ragazzi che hanno un blocco linguistico riconducibile non alla sordità ma ad altre cause, così da dare loro uno strumento comunicativo che, mediante un percorso terapeutico, consenta di entrare in relazione con gli altri. Il poter comunicare è la priorità di ogni essere umano. Se un bambino non parla si isola, si emargina, si chiude in una sorta di guscio, all’interno del quale imprigiona i suoi sentimenti, le sue emozioni.

«Fra parlare e comunicare c’è differenza: noi lavoriamo prima sulla comunicazione, e poi sul parlare, che sia verbale, segnico, scritto, disegnato, non ha importanza», afferma Valentina Colozza, tra le ideatrici del protocollo I-SPK. «Poter comunicare – prosegue – significa potersi relazionale, poter iniziare a comprendere ciò che accade, guardare l’altro ed esprimersi». Il progetto Io Se Posso Komunico è partito nel gennaio 2017 grazie all’audacia e alla determinazione di un team di psicoterapeute, interpreti LIS e assistenti alla comunicazione. In questo periodo ha aiutato già alcuni bambini a trovare la loro forma di comunicare. «Il nostro primo caso è stato quello di Francesca, una bambina che oggi ha 9 anni, affetta dalla Sindrome di Coffin Siris la quale, dopo tre anni di intervento, è adesso capace di produrre frasi in Lingua dei Segni per esprimere stati emotivi, ed entrare in comunicazione con i genitori e con i pari. È proprio il suo caso – prosegue la portavoce di I-SPK – che ci ha spinti a proseguire in questo progetto, per dare la possibilità ad altri bambini di incrementare non solo lo sviluppo linguistico, ma anche quello cognitivo e psichico».

Lo scorso agosto I-SPK ha lanciato una petizione online indirizzata al Ministero della Scuola, della Famiglia e delle Politiche Sociali per poter continuare la ricerca e far sì che le famiglie non debbano farsi carico di tutta la spesa dell’intervento. Nel primo mese l’istanza ha ricevuto il sostegno di oltre cinquecento firmatari. È possibile firmare la campagna, collegandosi semplicemente al link: http://www.change.org/p/io-se-posso-komunico-perché-tutti-i-bambini-hanno-il-diritto-di-comunicare.

Per saperne di più:

www.iosepossokomunico.it

https://www.facebook.com/Iosepossokomunico/

 

di Romina Vinci

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