Il tempo finisce , si, ma…

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L’avete notato? Arrivati a una certa età (60 e più?) incomincia a diventare sempre più frequente incontrarsi ai funerali. Entri a capo chino nella Chiesa, anche se né tu né il defunto, magari, siete o eravate cattolici. Entri a capo chino nella Chiese perché la Chiesa è il luogo dei rituali di passaggio: battesimo, matrimonio, esequie. Non ce n’è altri, a parte la Sinagoga e qualche Tempio, dove si celebrano altri culti, o forse la Moschea. Non c’è un luogo per accomiatarsi da chi lascia la vita per chi vive senza un’idea di Dio. Così, credenti e non credenti, si rimane lì, in silenzio, nella penombra, a pensare alla persona che se ne è andata. A cercare di abituarci all’idea che non la vedremo più, non potremo più chiamarla al telefono, mandarle un messaggino, prenderla affettuosamente in giro, offrirle un caffè.

Poi qualcuno si alza dalla panca o dall’inginocchiatoio e va verso il pulpito e legge qualcosa che ha scritto, qualcosa che ricorda il defunto o la defunta, e celebra le sue doti. In genere sono belle pagine, sentite, commoventi. Spesso con qualche battuta spiritosa, che dovrebbe aiutare ad alleggerire l’atmosfera. Ecco, siamo arrivati al punto: ai funerali si respira un’aria pesante. Certo, perché, in qualche modo, si era legati a chi non c’è più, ma anche perché, ai funerali, pensiamo alla nostra, di morte. È inevitabile. E pensare alla nostra morte ci è insopportabile. Abbiamo una lunga vita dietro di noi, e il futuro si restringe. La persona che stiamo accompagnando alla sepoltura aveva soltanto un pugno di anni più di noi, non di rado è nostra coetanea… Ieri c’era, oggi non c’è, e non ci sarà mai più. Esiste un pensiero più odioso? Per quanti sforzi facciamo non riusciamo ad immaginarci un mondo senza di noi. Il nostro ego si sgonfia come un palloncino abbandonato al sole: a che vale darsi tanto da fare, se poi, per quattro stupide cellule impazzite o per l’usura di un organo, tutto finisce? Usciti dalla Chiesa abbiamo una fretta dannata di tornare alle nostre occupazioni, dobbiamo scacciar via il pensiero molesto, bere uno spritz, ridere, telefonare ai figli… Anche a me capita. Mi è capitato tre volte nel giro di un paio di mesi.

 

 

di Lidia Ravera

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Aprile  2019)

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