Susanna Tamaro: nel suo ultimo libro, il racconto di un segreto e l’amicizia con un poeta

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Il tuo sguardo illumina il mondo (Solferino), il romanzo della scrittrice triestina autrice di Va’ dove ti porta il cuore, racconta dell’amicizia col poeta Pierluigi Cappello, della propria infanzia e della sindrome con cui convive sin dalla nascita: l’Asperger

«Gli anni della nostra amicizia sono stati per me gli anni della grande libertà. La libertà di essere così come sono, senza le finzioni che richiedono le persone grandi, quelle a cui nulla importa delle coccinelle e che sanno sempre dove andare, cosa fare, che hanno sempre uno scopo da raggiungere». L’ultimo di Susanna Tamaro, Il tuo sguardo illumina il mondo (Solferino) è un romanzo d’amicizia e d’amore dove i due concetti si fondono al punto da diventare indistricabili. Scegliendo la forma di una lunga lettera all’amico Pierluigi Cappello, poeta friulano morto nel 2017 a causa di un tumore, apre un varco intimo e doloroso nel proprio presente, dopo aver setacciato il passato senza risparmiarsi. Un libro grazie al quale rompe il silenzio su anni di sofferenza: «Soffro della sindrome di Asperger, la prigione in cui vivo da quando ho memoria di me stessa».

Cosa ha significato per lei questo libro?

Era un libro che non pensavo di scrivere. Poi il rapporto così intenso con Pierluigi, questa sua fine così drammatica e precoce, mi hanno aperto uno spazio di dolore che avevo bisogno di elaborare. Eppure non credevo che avrei mai raccontato cose mie così intime. A un certo punto, parlando di lui (nel libro racconta dell’incidente che lo ha costretto su una sedia rotelle dai 16 anni, ndr), mi è venuto naturale parlare dei miei di limiti: non visibili ma altrettanto limitanti, entrando in una fase di grande confessione. D’altra parte gli artisti non devono conoscere la privacy perché è attraverso la loro anima che altre persone si possono rispecchiare.

Ma ci sarà pur stato un momento in cui si sarà detta: “sono pronta a mettermi così a nudo”?

Certo e non è un caso che un racconto del genere arrivi oggi che ho 61 anni: non l’avrei mai fatto a 48 né a 52. C’è quasi un ritmo fisiologico nella vita come nella narrazione per cui, con gli anni, ti senti pronto.

Come si sprigiona un’amicizia così potente?

Conoscevo e amavo già le poesie di Pierluigi però, essendo molto timida, non avevo coraggio di farmi avanti. Complice un evento letterario, ci siamo incontrati e lì è scattata quella scintilla che scatta solo in certe circostanze. Nella vita conosciamo tante persone: alcune diventano fondamentali.

Cosa rende “fondamentale” una persona?

È un po’ come in amore: è quando capisci che qualcosa di profondo ti unisce. Solo che i grandi amori spesso finiscono; le amicizie durano tutta la vita. Con Pierluigi, tanti discorsi erano superflui. Improvvisamente eravamo due anime che non avevano bisogno di spiegazioni. Due persone, purtroppo, molto abituate al dolore il che ci ha uniti in una straordinaria fratellanza come anche la passione smodata per la vita.

 di Giada Valdannini

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Febbraio  2019)

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