Il fascino discreto della conoscenza

0

Nonostante il Web, l’enciclopedia continua a tenere testa. Perché non offre solo informazioni, ma strumenti di interpretazione della realtà

La continua richiesta di acquistare l’Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere e Arti nei suoi 56 volumi – nella prima edizione più 20 di Appendici – e l’impegno dell’Istituto della Enciclopedia Italiana a renderla costantemente disponibile aggiornandola periodicamente, indicano la vitalità di un’opera che resta sempre “aperta” registrando nelle periodiche Appendici i mutamenti sia delle realtà geopolitiche, sia dei saperi, della ricerca, dei gusti.

L’aggiornamento tramite corposi volumi pubblicati con cadenza mediamente decennale – fino a 5 volumi per la V Appendice – costituisce una caratteristica propria dell’Enciclopedia Italiana rispetto ad altre enciclopedie europee nelle quali ci si è limitati a modificare o introdurre qualche voce nella ristampa dell’opera originale, senza sostanziali aggiunte.

Va sottolineato come l’Enciclopedia Italiana, con le sue Appendici, che quasi ne hanno raddoppiato le dimensioni, costituisca un tutto unitario che rispecchia con attenzione lo stato e lo sviluppo delle conoscenze, con un grande equilibrio fra i vari settori disciplinari e la collaborazione di autori che sono i massimi studiosi o protagonisti della vita politica, economica, scientifica, letteraria, artistica contemporanea.

Per questo l’enciclopedia non può trovare concorrenti in rete: essa infatti non offre solo informazioni, ma anzitutto strumenti di lettura, di interpretazione e di sistemazione di problemi all’interno di più ampi riferimenti interdisciplinari, sempre attraverso la voce dei protagonisti. Si pensi ad atomo di Enrico Fermi, a matematica di Federigo Enriques, a radiocomunicazioni di Guglielmo Marconi, a Nerve Growth Factor (NGF) di Rita Levi Montalcini, a neuroni specchio di Giacomo Rizzolatti; o ancora all’attenzione posta alla creazione letteraria (da futurismo di Filippo Tommaso Marinetti a letteratura di Melania Mazzucco), ai problemi dello spettacolo e della comunicazione, alle voci regia di Silvio d’Amico, poi di Luigi Squarzina, a rete di Tomás Maldonado con tutto un contesto di voci relative all’informatica, sotto il profilo tecnico-scientifico e per l’incidenza della vita quotidiana. Potremmo ricordare, fra i collaboratori stranieri, Marc Fumaroli, con la voce retorica, e Marc Augé con nonluogo.

 

di Tullio Gregory

 

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Settembre  2018)

No comments