Il concilio Vaticano II e la chiesa in ascolto

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Rapporto con altre fedi e dialogo interreligioso: il Concilio Vaticano II ha scritto un nuovo capitolo della Chiesa di oggi

Indetto da Giovanni XXIII l’11 ottobre 1962 e concluso l’8 dicembre 1965 da Paolo VI, il Concilio Vaticano II ha visto radunarsi a Roma migliaia di padri conciliari più centinaia di partecipanti tra teologi, delegati, ospiti in rappresentanza di altre Chiese cristiane e comunità non cattoliche. I documenti redatti in quello storico periodo hanno segnato un profondo mutamento nell’idea di come la Chiesa dovesse porsi nel mondo e favorito un atteggiamento di ascolto, condivisione e partecipazione, piuttosto che di giudizio o, peggio ancora, condanna.

Sono molte le “rivoluzioni” che prendono origine da quei documenti. Di certo, tra gli innegabili meriti che vanno ascritti al Vaticano II, vi è l’aver avviato una seria riflessione – praticamente inedita nella storia della Chiesa ufficiale, se si eccettuano pochissimi casi come la visita compiuta da Francesco d’Assisi al Sultano di Egitto Malik al Kamil, a Damietta, a pochi chilometri di distanza dal Cairo nel settembre del 1219, o i tentativi di inculturazione portati avanti da missionari gesuiti come Matteo Maria Ricci in Cina, Alessandro Valignano in Giappone o Roberto de Nobili in India, tra il XVI e il XVII secolo – attorno al tema del rapporto dei cattolici con le altre fedi e con le altre Chiese.

Il principale documento conciliare artefice di un netto cambio di tendenza nel dialogo con le altri religioni, è la Nostra Aetate (Dichiarazione sulle relazioni tra la Chiesa e le religioni non cristiane).

All’inizio del Concilio non erano previste riflessioni né documenti sulle altre religioni. Nel giugno del 1962, però, il Cardinale tedesco Augustin Bea, fine biblista e precursore del dialogo con gli ebrei e le altre chiese cristiane, presentò alla Commissione Centrale del Concilio una breve cartella sul rapporto tra cristiani e Giudaismo. I padri conciliari non solo la recepirono ma chiesero di allargare la discussione a tutte le altre religioni. Decisivi, in questa direzione, furono gli interventi del Cardinal Doi, arcivescovo di Tokyo, e del vescovo ausiliare di Belgaum, in India. Fu naturale, quindi, che in sede di discussione conciliare tra il 1964 e il 1965, il documento che inizialmente puntava solo a ripensare il rapporto con gli ebrei, gradualmente si trasformasse in un testo sul dialogo con tutte le altre religioni del mondo: la Nostra Aetate.

 

di Luca Attanasio

 

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Giugno 2018)

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