20 luglio 1969. Il “piccolo passo” di Armstrong

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È passato mezzo secolo dal viaggio dell’Apollo 11 che segnò l’inizio di una nuova era per le missioni spaziali: per la prima volta l’uomo calcava il suolo lunare e poi faceva ritorno sulla Terra. Cinquant’anni dopo, con la “guerra fredda” ormai lontana, una contemporanea “corsa” verso la Luna vede nuovi attori in campo, con sviluppi interessanti per il futuro

Sono trascorsi 50 anni da quel  20 luglio del 1969, quando per la prima volta l’uomo mise piede sulla luna. L’astronauta Neil Armstrong fu il primo a scendere dall’Apollo 11, seguito diciannove minuti dopo dal collega Buzz Aldrin. Nelle successive due ore trascorse a “passeggiare” sulla luna, i due raccolsero 21,5 kg di materiale che riportarono sulla terra. Con loro c’era anche un terzo membro dell’equipaggio, Michael Collins, pilota del modulo di comando, che rimase in orbita lunare.
La missione, che segnò una pietra miliare nella storia della conquista dello spazio, terminò quattro giorni dopo (era iniziata con il lancio dal Kennedy Space Center il 16 luglio), con l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico.

«Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità»: furono le prime parole pronunciate da Armstrong dalla superficie lunare, in quella missione che in qualche modo stava chiudendo la forsennata corsa allo Spazio intrapresa da Stati Uniti e Unione Sovietica, negli anni della guerra fredda.
Tutto era cominciato nel 1957, quando l’Urss aveva lanciato lo Sputnik 1, il primo satellite artificiale, dimostrando di avere capacità tecnologiche, economiche e militari tali da poter sfidare quelle statunitensi. L’allora presidente Eisenhover reagì dando vita al Programma Mercury, che aveva come obiettivo quello di portare l’uomo in orbita. Nuovamente però gli Usa persero la partita quando il cosmonauta sovietico Jurij Gagarin divenne la prima persona ad orbitare intorno alla Terra, seguito nell’impresa qualche mese dopo dall’americano Alan Shepard.
Il 25 maggio del 1961, il presidente Kennedy parlò al Congresso e definì come obiettivo del decennio quello di far atterrare l’uomo sulla Luna, per poi riportarlo a casa sano e salvo.
In otto anni di studi, si arrivò alla progettazione del Lunar Orbit Rendezvous, in base al quale una navicella spaziale dedicata sarebbe atterrata sulla superficie lunare.
La navicella Apollo sarebbe stata quindi composta da tre parti: un modulo di comando con cabina pressurizzata per gli astronauti, l’unica parte a rientrare sulla Terra a fine missione, un modulo di servizio che fungeva da supporto a quello di comando con fornitura di energia, ossigeno e acqua, e un modulo lunare diviso in due stati, uno per la discesa e l’atterraggio sulla Luna, l’altro per la risalita degli astronauti nell’orbita lunare.
Nonostante il Programma Apollo subì una frenata nel 1967, a seguito dell’incendio di Apollo 1 in cui persero la vita tre astronauti, dall’anno successivo la missione Apollo 7 testò il modulo di comando in orbita terrestre, e nel dicembre, Apollo 8 lo portò in orbita lunare. Nel 1969, finalmente era tutto pronto.

di Ilaria Romano

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