I “Giardini perduti di Heligan”, patrimonio botanico della Cornovaglia

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Sulla cima di una collina che guarda al villaggio di Mevagissey si estendono i Lost Gardens of Heligan, stupefacenti giardini botanici, ex proprietà della famiglia Tremayne che li acquisì con la compravendità della Heligan House, nel 1659.

La casa prese il nome dalla parola dialettale “helygen”, che indicava l’albero di salice. Subì varie ristrutturazioni e ampliamenti nel corso del tempo, fino al completo abbandono che si protrasse per molti decenni; da questo i giardini presero il nome di Lost Gardens, giardini perduti. Fino alla prima guerra mondiale, ad occuparsi di tutta la tenuta c’erano 22 giardinieri, scesi a 8 già nel 1916; dopo la guerra la famiglia scelse di trasferisi in Italia.
Divisa e venduta negli anni ’70, la casa venne interamente riconvertita, mentre i giardini versarono in uno stato di completo abbandono.
Alla morte del vecchio proprietario, Jack Tremayne, che non aveva avuto figli, la tenuta passò a vari rami cadetti della famiglia. John Willis fu il primo ad interessarsi della tenuta; deciso a riportare all’antico splendore i giardini, coinvolse Tim Smit, imprenditore che aveva già preso parte ad un grande progetto botanico in Cornovaglia.
Il restauro si concluse nel 1992, quando la tenuta riprese vita diventando, in breve tempo, uno dei luoghi di maggiore interesse della Gran Bretagna.
400 gli ettari della sua superficie, con un giardino all’inglese, uno all’italiana – ricordo dell’amore del primo proprietario per il nostro Paese – svariati orti e una selvaggia giungla di felci giganti, enormi bambù, 70 camelie e 350 rododendri, le cui piante risalgono al 1850 circa.
A completare la bellezza dei Giardini ci sono anche due sculture dell’artista Sue Hill and di suo fratello, Pete Hill:  “Mud Maid”, letteralmente donna di fango e la “testa di gigante”.

Le due opere sono state realizzate utilizzando i tronchi e le radici delle piante presenti nei giardini, modellando il legno e ricoprendolo con fango, sabbia e cemento mescolati insieme. Il viso e le mani della Mud Maid sono stati ricoperti di yogurt per incoraggiare la crescita del lichene, mentre i suoi vestiti sono di edera. Surreale il movimento dei capelli al vento, effetto regalato dal movimento di piante nate esattamente sulla testa della statua.

 di Rachele Randon

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