Giordania, meraviglia dell’uomo

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Petra, con le sue spettacolari costruzioni scolpite nella roccia, il Wadi Rum, suggestivo deserto rosso modellato dal vento, Gerasa, città dominata e resa splendente dai Romani… E poi, le antiche fortezze dei Crociati e la raffinata e cosmopolita Amman… La Giordania è un miracolo orientale di colori

«Petra è il più bel luogo della terra… non per le rovine, ma per i colori delle sue rocce tutte rosse, nere, con strisce verdi e azzurre. Non saprai mai cos’è Petra in realtà, a meno che tu non ci venga di persona».

Così il leggendario Lawrence d’Arabia descriveva la città simbolo della Giordania, stupefacente risultato tra ciò che l’ingegno dell’uomo riesce a costruire e quello che la natura decide di regalare.

Patrimonio dell’Umanità Unesco, Petra è il risultato di una lunga storia iniziata più di duemila anni fa, quando i Nabatei, popolo nomade originario della penisola arabica, si stabilirono nell’area di Wadi Musa – conosciuta come la Valle di Mosé – trasformando radicalmente questa porzione di territorio inospitale in una delle meraviglie del mondo. Abili commercianti di seta e spezie, i Nabatei entrarono in contatto con le popolazioni limitrofe per intrecciare fiorenti affari, tanto da trasformare Petra nel principale snodo delle rotte commerciali che attraversavano il Medio Oriente e che mettevano in contatto Cina e India con Egitto, Siria, Grecia e Roma.

Eppure non solo di commercio era costituita la forza dei Nabatei, ma anche di dazi che imponevano alle carovane che attraversavano il loro territorio, nonché di un servizio di scorta armata, offerta alle stesse, per proteggerle lungo il percorso.

Gli enormi guadagni accumulati con i commerci fecero prosperare Petra che, al suo massimo splendore, era abitata da oltre 30mila persone. Le case, i luoghi di culto e le tombe venivano scolpiti nella roccia, mentre mirabili opere di ingegneria idraulica dotarono la città di preziose riserve d’acqua raccolte in oltre 200 cisterne, in grado di irrigare campi, giardini, alimentare acquedotti, riempire piscine monumentali; in tutto si calcola che, ogni giorno, scorressero nella città 40 milioni di litri d’acqua.

Petra fu conquistata dai Romani, e fu annessa all’Impero da Traiano che diede alla città ancora lustro e splendore. Ma i continui terremoti cominciarono a distruggere le sue meraviglie finché, dopo le Crociate, se ne perse memoria, diventando nascosto rifugio di beduini. Fu solo nel 1812 che l’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt, camuffato da viandante arabo, riuscì a farsi mostrare quella “città fantasma” scolpita nella roccia, abitata da spiriti malvagi a guardia di favolosi tesori.

Ad oggi, l’unico tesoro è la città stessa, le cui rocce, con il variare dell’altezza del sole, cambiano le sfumature cromatiche: dal giallo all’ocra, dal rosso al rosa, al bianco, al blu, al viola.

 

 

di Loris Porcheri

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Giugno  2019)

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