Essere donne non paga

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Stipendi più bassi, posizioni di vertice difficili da raggiungere, carichi di cura che devono compensare la mancanza di welfare, soprattutto in età più avanzata, quando ai figli da accudire si aggiungono i genitori anziani e i nipoti. Per le donne il mondo del lavoro è una sfida e la parità di genere un miraggio

Il divario di genere nel 2019 non è un vecchio ricordo ma un problema reale, non solo in termini di mancata parità di diritti ma anche di perdita di risorse importanti per l’economia e il benessere di tutti. Le donne sono pagate meno dei colleghi uomini con le stesse mansioni e ore lavorate, hanno un livello di istruzione mediamente più elevato, eppure faticano a inserirsi nel mondo del lavoro e a raggiungere ruoli dirigenziali.

Secondo l’ultimo rapporto realizzato da Oxfam sulla condizione lavorativa femminile in Europa, le donne sono costrette a lavorare in media 59 giorni in più per raggiungere lo stesso stipendio degli uomini, perché guadagnano il 16% in meno. Inoltre, sono più esposte ai lavori precari e ad occupare ruoli che non tengono conto delle loro reali capacità e competenze. In questo contesto l’Italia è fra i Paesi Ue che vivono una situazione tutt’altro che incoraggiante, dato che meno della metà della popolazione femminile italiana è occupata.

La situazione non migliora se si considerano gli over 50: mentre gli uomini con una lunga carriera lavorativa alle spalle raggiungono in questa fase qualifiche dirigenziali, più spesso le donne restano inquadrate con ruoli da impiegate; un fenomeno noto come “soffitto di cristallo”, che impedisce alle donne di arrivare all’apice della carriera, per tutta una serie di motivi legati alla famiglia, alla maternità, ai carichi di cura, come ha evidenziato un altro recente rapporto, Talenti senza età 2019. Donne e Uomini over 50 e il lavoro, curato da Valore D, associazione che promuove l’equilibrio di genere.

«Abbiamo un dato complessivo di occupazione femminile intorno al 48% – ci dice Paola Profeta, professoressa associata di Scienza delle Finanze all’Università Bocconi di Milano ed esperta di economia di genere – , in pratica in Italia lavora una donna su due considerando una popolazione dai 15 ai 65 anni. Esistono poi molte differenze all’interno del nostro Paese, perché al Sud ci sono valori più bassi, con un’occupazione che si ferma al 30%, mentre al Nord si avvicina quasi al 60%. Oltre ad un difficile accesso al mondo del lavoro abbiamo anche un gender pay gap, un divario salariale che penalizza le donne a parità di ore lavorate. Se guardiamo alle statistiche dell’Eurostat, l’Italia non è peggio di altri Paesi, in quanto il salario medio maschile e femminile non è molto diverso. Ma il problema si pone già al momento della selezione, perché in un Paese dove molte donne non lavorano, le occupate sono quelle che mediamente hanno dei guadagni superiori, per cui restano fuori dal mercato coloro che hanno meno istruzione, meno possibilità di inserimento. Quindi, se includessimo anche le fasce più basse, il divario salariale aumenterebbe notevolmente.

 

di Ilaria Romano

 

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Marzo  2019)

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