Droni a scuola per scovare l’amianto

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È questo l’obiettivo di “Asbesto 2.0”, progetto che ad Avellino, Pisa e Alessandria impiega i droni per il telerilevamento a infrarossi della presenza di amianto negli edifici scolastici

È scaduto lo scorso 30 aprile per i Comuni italiani il termine per presentare la domanda di finanziamento per la progettazione degli interventi di rimozione e bonifica dell’amianto dagli edifici pubblici.

È quanto è stato previsto dal bando del Ministero dell’Ambiente (Decreto 562 del 2017), in attuazione della norma del Collegato Ambientale che assegna 16 milioni di euro, in tre anni, alla progettazione preliminare e definitiva di interventi di bonifica dall’amianto. Una specifica attenzione è dedicata agli edifici scolastici e alle strutture circostanti: in ben 2.400 scuole infatti si vive ancora con l’eternit tra i banchi. Nel gennaio 2017 un asilo romano veniva chiuso per rischio sanitario da amianto, mentre in due scuole di Oristano e di Firenze i presidi con un’ordinanza invitavano a non chiudere con forza le finestre e a non forare le pareti. E, nella Capitale, nel settembre scorso veniva chiusa la scuola Francesco Crispi, a causa della mancata rimozione di vecchi cassoni dell’acqua, che erano stati realizzati in amianto.

Ma perché l’eternit non viene rimosso dovunque? La risposta va data tenendo conto di tre livelli: la mappatura dei siti a rischio è ancora incompleta; i costi delle bonifiche sono molto elevati e mancano le discariche specializzate dove smaltire questo materiale.

 

di Rita Nicosanti

 

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Settembre 2018)

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