Detective per amore della “bellezza”

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Un reparto speciale dei Carabinieri in prima linea per tutelare il nostro patrimonio artistico. Ce ne parla il generale Roberto Riccardi

Si chiama Comando Tutela del Patrimonio Culturale. È il corpo scelto dei Carabinieri che si occupa della protezione dai falsari e del recupero delle opere d’arte trafugate nel nostro territorio. Un’eccellenza italiana riconosciuta nel mondo, e chiamata spesso a contribuire in zone di crisi come l’Iraq o la Serbia oppure all’addestramento di reparti analoghi di forze dell’ordine di altri Paesi, dalla Spagna al Perù.

Eppure chi passa da una squadra operativa di repressione alla criminalità organizzata ci mette un po’ a non sentirsi sminuito, confinato in uno spazio più limitato, lontano dalla battaglia quotidiana contro chi minaccia la sicurezza delle persone, contro individui pericolosi. Non molto, perché l’attività di coloro che il generale Roberto Riccardi descrive nel suo bel libro Detective dell’arte. Dai Monuments Men ai Carabinieri della cultura è quella di “salvare pezzi della civiltà universale, tesori di valore assoluto la cui unicità irripetibile li rende maledettamente insostituibili”.

Generale, lei cita per nome, ed è molto piacevole leggerlo, i numerosi carabinieri del TPC, che sono preparatissimi, assai lontani dallo stereotipo del carabiniere da barzelletta…

Sono tutti di elevato livello culturale, che già precede l’accesso nell’Arma oppure che è conseguito all’ingresso nel TPC. L’esperienza sul campo è anche approfondire l’arte, gli stili, e possedere cultura nel senso più alto del termine.

E utilizzano un po’ tutte le tecniche investigative: da quelle di intelligence a quelle di infiltrazione più antiche… un incontro tra Sherlock Holmes, CSI e Serpico…

È una sintesi particolare ma efficace, perché ci sono metodi tradizionali di indagine, ci sono le orecchie tese nell’ambiente del mercato dell’arte, perché è il luogo dove si può piazzare un’opera falsa o rubata; poi ci sono le perizie dei RIS che analizzano colori e pigmenti per definire la datazione e capire se l’attribuzione è congrua oppure falsa.

Ma in Italia si continuano a rubare opere d’arte, dai tombaroli ai musei o le chiese…

I musei sono protetti piuttosto bene, tanto che tutti gli ultimi furti sono delle rapine, cioè effettuati bloccando l’addetto alla vigilanza e non perché l’impianto d’allarme non funzionava o non era inserito. Per quanto riguarda gli scavi o le chiese la situazione è differente, perché gli uni sono diffusi su ampie zone e le altre sono numerosissime e non di rado non presidiate. Non c’è lo stesso livello di sicurezza di un museo, dove però ci sono numerose opere importanti, mentre in altre situazioni magari ce n’è una sola o non si sa neppure se sotto terra c’è qualcosa.

Di quali strumenti ha bisogno il nucleo per raggiungere risultati ancora migliori?

L’attività del TPC è stata utilissima, sia a livello preventivo sia di repressione, perché c’è bisogno anche di quella. Ci sono miglioramenti tecnologici e giuridici che potranno aiutare in futuro. Armonizzare la normativa internazionale in modo da far scattare automatismi che oggi non ci sono, come ottenere l’esecuzione in un altro Paese di una sentenza emessa in Italia, è certo una frontiera.

di Raffaello Carabini

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Giugno  2019)

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