Come il primo giorno di scuola

0

C’è un modo di leggere per passare il tempo. E un modo di leggere per “usare il tempo”

Quando l’estate scivola nell’autunno, c’è un sentimento che perdura nel tempo: il sentimento del primo giorno di scuola­. Non importa quanto lontana sia l’esperienza della fine delle vacanze, è entrata nel nostro inconscio, si è incistata là dove non comandiamo noi, con la nostra mente razionale, bensì l’inconscio, il riemergere del passato, la memoria.

Ricordate quanto era eccitante andare a comprare i quaderni nuovi? Entravi in cartoleria e ti avvolgeva, come una nuvola fresca, l’odore di cuoio delle cartelle (gli zaini, che non profumano di nulla, erano ancora lontani), i quaderni avevano per lo più la copertina nera, erano a righe o a quadretti e i margini erano righe verticali rosse che non dovevi oltrepassare. Sentivi, forte, il senso di un inizio, sfogliando quelle pagine intonse. Poi andavi a comperare il “sussidiario” e il “libro di lettura”. Io non resistevo alla tentazione di leggere subito le ultime pagine, per vedere dove sarei arrivata, come sarei stata sapiente nel giugno dell’anno dopo.

Un anno, quando ne avevi sette, era lungo un settimo della tua vita, non finiva mai, adesso è un sessantesimo, un settantesimo, un ottantesimo delle nostre vite… Perciò dura pochissimo, sempre meno. Ma non dobbiamo farci scoraggiare, da questa accelerazione inevitabile. Dobbiamo ritrovare quel sentimento, il senso dell’inizio, di buoni proponimenti. Carichi della vitamina D, assunta con il sole dell’estate, nutriti di riposo, dobbiamo tornare bambini e affrontare l’autunno come se fosse l’inizio di un anno di scuola.

Del resto, non siamo forse alle prese con la materia più difficile da imparare? Sì, lo so io e lo sapete voi: la materia difficile è “invecchiare”. Dobbiamo imparare a proteggerci ma anche a rilanciare, a non farci sopraffare dalla malinconia, dai rimpianti, a continuare il lavoro su noi stessi per essere ogni giorno migliori, più aperti, più saggi, più forti.

Entriamo in una cartoleria, anche se non profuma più di niente e comperiamoci un bel quaderno. Ripromettiamoci di scrivere almeno una frase tutti i giorni. Poi passiamo in libreria e cerchiamo un libro, un romanzo se ci piace sentir raccontare la vita oppure un saggio se preferiamo ragionare sulle cose o un libro di poesie se vogliamo che l’emozione di vivere affiori fra le parole, coinvolgendoci e facendoci vedere l’invisibile. Torniamo a casa con i nostri libri e il nostro quaderno. Se siamo corti di soldi, dopo le vacanze capita, possiamo prendere i libri in prestito dalla biblioteca (nel Lazio ce ne sono quasi trecento, me ne sono occupata personalmente quando ero assessore alla Cultura, ma penso che siano diffuse in tutte le regioni). Arrivati a casa scegliamoci una “postazione apprendimento” e incominciamo il nostro personalissimo nuovo anno di scuola.

C’è un modo di leggere per passare il tempo, e un modo di leggere per “usare il tempo”, il primo è lasciarsi portare dalla trama galleggiando distratti fra le parole, il secondo è leggere con carta e penna, attenti a sottolineare, o a ricopiare sul quaderno, le frasi che ci hanno colpito, che ci hanno fatto pensare.

 

di Lidia Ravera

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Settembre  2018)

LIdia Ravera

No comments