Colette Maze, l’anima di bimba in una pianista di 104 anni

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La parigina Colette Maze pubblica il suo quarto album di interprete classica nel centenario della morte dell’amato Debussy, avvenuta quando lei aveva quattro anni ed iniziava a diteggiare sul pianoforte.

Parigina, allieva all’École Normale di Parigi della grande compositrice e didatta Nadia Boulanger e soprattutto di Alfred Cortot, i cui corsi di interpretazione erano leggendari. «La Normale», precisa, «era molto meglio del Conservatorio, che formava animali da concorso, le cui mani si bloccavano nel tempo. Se suono ancora alla mia età, è perché l’insegnamento che ho ricevuto era tutto in souplesse e basato sull’improvvisazione. Ci dicevano che la nostra mano era un diamante rivestito da una calza di seta.»

Sempre senza smettere di suonare. Anzi esercitandosi alla tastiera oltre quattro ore al giorno, rilassando con movimenti mirati le parti del corpo più sollecitate (busto, dita, polsi e mani) e mantenendo un regime di vita controllato. «l mio segreto?», sorride un po’ beffarda, «La mia trilogia dell’alimentazione: vino, formaggio e cioccolato. E anche tre uova fresche.»

Fu il figlio Fabrice che, affascinato dalla sensibilità ancora profonda della madre, decise di registrarla e di portare il nastro a un discografico. Così Maze debuttò da solista nel 2004 per il catalogo di Continuo Classics, iniziando con l’etichetta un percorso che si è recentemente arricchito di un nuovo capitolo, intitolato 104 Ans De Musique. Il cd la vede riproporre brani dell’amato Debussy, nel centenario della scomparsa (a lui aveva dedicato un omonimo album precedente: «lo suono fin da bambina, mi piacciono i suoi colori, l’amore per la natura, il mare, la pioggia che cade…»), dei contemporanei argentini Astor Piazzolla, mitico tanghero, e Alberto Ginastera e dello spagnolo Federico Mompou.

Maze è ormai l’unica esponente del celebre “metodo Cortot” (che ha le sue radici in Chopin, di cui era allievo il maestro dello svizzero), una vera e propria ginnastica lieve, ispirata allo yoga, che alterna flessibilità e relax con forza e velocità, secondo l’acume dell’interprete. Capace di offrire, come scrivono in Francia, «molto più di una lezione di musica: una lezione di gioventù».

E non è finita qui. Dopo il milione e passa visualizzazioni che ha avuto un suo recente video, si appresta a fine giugno a registrare – sempre nella sua abitazione, dove ha quattro pianoforti e dove si può farlo solo di domenica per non essere disturbati dal traffico – il quinto disco, dedicato al sesto Nocturne di Fauré. «La sua memoria degli eventi ha difetti, ma quella musicale è intatta», conclude il figlio. «Può suonare a occhi chiusi circa cinquanta brani, anche piuttosto complessi. È come se avesse attraversato il secolo nella sua bolla».

di Raffaello Carabini

 

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