Caravaggio, pittore maledetto o rivoluzionario?

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L’artista ricollocato nel proprio tempo, fin da subito si fa portatore di innovazione e originalità

Il primo ritratto romano di Caravaggio,  emerso dai documenti dell’Archivio di Stato quasi vent’anni fa e portato all’attenzione degli studi da Maurizio Marini e Sandro Corradini sembra confermare la leggenda del pittore protagonista della vita notturna di Roma, impegnato fra taverne e risse, in compagnia di altri giovani artisti.

Sul Caravaggio giovane, che vaga fra botteghe, ospedali, poco generosi protettori per poi approdare alla conoscenza del cardinale Francesco Maria del Monte e ottenere, con il suo concorso e quello di altri importanti committenti, come il marchese Vincenzo Giustiniani, la commissione per la cappella Contarelli nel 1599, si sono formulate molte ipotesi; anche sulla cronologia delle opere, generalmente collocate nel periodo dell’arrivo e dell’affermazione sulla scena artistica romana. Nel Ragazzo morso dal ramarro, che il suo biografo, oppositore ma anche imitatore Giovanni Baglione elenca dopo un quadro di “Bacco con grappoli d’uve diverse, con gran diligenza fatte, ma di maniera un poco secca”, correntemente identificato con il Bacchino malato della Galleria Borghese, emergono alcuni aspetti comuni alla sua produzione giovanile. Il taglio della figura, l’abbigliamento, i lineamenti individuati, la smorfia caricata, lo collocano fra quei dipinti originali, soprattutto per il contesto romano, di cui non c’era una vera tradizione se non gli studi delle espressioni delle passioni di derivazione leonardesca. Fin da questi dipinti degli esordi, le sue invenzioni pittoriche sembrano cariche di una connotazione uditiva, presente anche nei quadri successivi, andando dalla musica dei violini e dei liuti alle urla che circondano i supplizi, all’ultimo grido dei decapitati; a proposito del fanciullo morso dalla lucertola, sempre il Baglione osservava che “parea quella testa veramente stridere”. A fianco del ragazzo che si ritrae istintivamente all’indietro in un tardivo moto di difesa si staglia il vaso trasparente con i fiori, un brano che annuncia il crescendo di ampiezza e di raffinatezza nella realizzazione della natura morta.

 

di Francesca Cappelletti

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Luglio /Agosto  2018)

 

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