Caraibi, il paradiso è servito

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Spiagge bianche con sabbia fine ed impalpabile, acque cristalline tra le più pure del pianeta, vegetazione lussureggiante, una fauna terrestre e marina unica nel suo genere. E ancora: sole e caldo tutto l’anno, musica ritmica che scandisce le giornate, sapori speziati che inebriano il palato… Siamo nell’Eden? No, siamo ai Caraibi

«…Mi rifaccio al tempo in cui mio padre gestiva la locanda dell’Ammiraglio Benbow e il vecchio uomo di mare dal viso abbronzato e sfregiato da un colpo di sciabola prese alloggio presso di noi. Lo ricordo come fosse ieri, quando entrò con quel suo passo pesante, seguito dalla carriola che portava il baule (…). “Questo è un luogo adatto – disse alfine – e ottimamente situato. Molta gente, amico mio?” Mio padre rispose che no; poca assai: una desolazione. “Bene. È l’ancoraggio che fa per me”. “Ehi, tu – gridò all’uomo della carriola – vieni, e aiuta a portar su il mio baule. Resterò qui un pezzetto” continuò. “Sono un uomo alla buona, io: rum, prosciutto, uova: altro non mi serve, e quella punta lassù per osservar le navi che passano. Il mio nome? Capitano, potete chiamarmi. Ah, capisco, capisco ciò che vi preoccupa… Prendete!” E gettò sul banco tre o quattro monete d’oro. “Mi avvertirete quando sarà finito” aggiunse, con uno sguardo fiero, da comandante».

Così inizia il famoso romanzo Treasure Island, ovvero, L’isola del tesoro, scritto da Robert Louis Stevenson nel 1883, nel quale – sullo sfondo di mari incantati e isole sperdute – si intrecciano storie di pirati, mappe del tesoro, forzieri ricolmi di dobloni, galeoni carichi d’oro e d’argento, sogni di ragazzini. Un romanzo di fantasia scaturito dalla realtà, quando, un tempo, i pirati infestavano le acque caraibiche e sfidavano le potenze coloniali.

di Loris Porcheri

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di luglio/agosto 2019)

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