Bartali cittadino onorario di Israele, salvò 800 ebrei in sella alla sua bici

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Gino Bartali è stato nominato cittadino onorario postumo di Israele. L’onorificenza è stata consegnata alla nipote Gioia, durante una cerimonia al mausoleo della Shoah di Gerusalemme.

Già nominato nel 2013 “Giusto tra le nazioni”, il campione usò la sua bicicletta per vincere una gara di umanità, mettendo a rischio la sua vita per salvare quella di altri: durante l’occupazione nazista, trasportò nel tubo della sua due ruote documenti falsi da Assisi, dove c’era una stamperia clandestina, al vescovo di Firenze, che con quelle carte d’identità riuscì a far espatriare almeno 800 ebrei.

A scoprire quanto fatto dal campionissimo negli anni Quaranta era stato il figlio Andrea, morto lo scorso anno, che nel 2010 annunciò il ritrovamento di documenti e testimonianze, dopo tre anni di ricerche, in cui emergeva che grazie ai suoi allenamenti e alla libertà di cui godeva come sportivo, Gino Bartali tentò di fermare i rastrellamenti contribuendo con le sue pedalate a procurare nuove identità alle persone che rischiavano di finire nei campi di concentramento.

Insomma non solo uno sportivo d’eccezione, ma un uomo di grande umanità e coraggio, in grado di vincere tre volte il Giro d’Italia e due il Tour de France, ma soprattutto di mettersi al servizio di una causa giusta, la tutela della vita umana.

«Al di là della sua storia, io sono la testimonianza della grande umanità e della grande bontà di mio nonno – ha detto Gioia Bartoli – Gino è stato un grande campione di sport ma oggi è ricordato perché è un grande campione della vita. Mio nonno era un uomo di pace.»

di Ilaria Romano

 

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