Andrea De Carlo: «Abbiamo bisogno di lasciarci incantare»

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«Ognuno dei romanzi che ho scritto è la tappa di un viaggio di esplorazione del mondo, dei rapporti tra le persone, dei loro sentimenti, delle loro domande, dei loro sogni». Così lo scrittore ha introdotto la nostra conversazione, che ha per cardine Una di Luna, il suo romanzo

«Il percorso è irregolare, perché il mio non è un viaggio programmato e non ho mappe né Gps da consultare, solo l’istinto che mi fa fermare in un punto da cui osservare e ascoltare, dentro e fuori di me – dice Andrea De Carlo -. È bello che lungo la strada, nel corso degli anni, tante lettrici e lettori abbiano deciso di accompagnarmi, per condividere l’esperienza».

Secondo lei, oggi è più facile o più difficile fare lo scrittore?

Quando ho pubblicato Treno di panna il mondo della letteratura era un club esclusivo, controllato da pochi, per lo più precluso alle voci nuove. Se Italo Calvino non avesse amato il mio romanzo e non lo avesse sostenuto, non credo sarei mai riuscito a pubblicarlo. Oggi chiunque scriva qualcosa prima o poi trova un editore, grande o piccolo, serio o a pagamento, oppure può utilizzare una piattaforma su Internet. Il problema è che poi il suo libro rischia di perdersi in un oceano di altri titoli, e deve confrontarsi con lettori sempre più impazienti e distratti.

Lei è stato uno dei primi ad apparire in televisione per presentare una sua opera. Nel 1984 alla Domenica in condotta da Pippo Baudo parlò di Macno, uno dei suoi maggiori successi: come pensa sia mutato il rapporto tra scrittura e media con l’avvento di Internet?

Quella mia apparizione televisiva fece diventare il mio terzo romanzo un best-seller nel giro di pochi giorni, e mi permise di dedicarmi alla scrittura a tempo pieno. Però era un mondo diverso, i canali televisivi erano pochi e molto seguiti, il pubblico di lettori molto più attento e curioso di adesso. Oggi abbiamo una miriade di fonti di informazioni, ben poche delle quali attendibili, e una moltiplicazione di offerte e suggerimenti. Per un lettore è diventato parecchio difficile orientarsi.

Della Tv le è rimasto un ricordo negativo, stando alle pagine dell’ultimo romanzo. Davvero il mondo di Masterpiece, il talent letterario proposto da Rai Tre cinque anni fa di cui era un giurato, oppure quello dell’acclamato – dal pubblico – Masterchef era ed è così allucinante come quello di Chef  Test, il programma a cui partecipa il padre della voce narrante di Una di Luna?

Avevo deciso di partecipare come giurato a Masterpiece perché un talent show dedicato alla scrittura mi sembrava una scommessa interessante. Purtroppo le regole del gioco, la competizione tra i concorrenti, l’assegnazione dei ruoli, hanno finito con rendere del tutto secondari i contenuti, e la scommessa è stata persa. Sì, l’ho vissuta un po’ come un’allu-cinazione, ma senza quell’esperienza non avrei potuto scrivere Una di Luna. In un programma di cucina si riesce almeno a vedere i piatti realizzati e a immaginarne i sapori, benché anche per la formazione di un vero cuoco ci vogliano anni, non certo settimane. Gli scrittori hanno tempi molto più lunghi, e il loro lavoro è impossibile da visualizzare, ci vorrebbero altri modi per raccontarli.

Le manipolazioni degli autori e dei produttori in Tv sono paragonabili a quelle che gli editori effettuano sulle giurie dei premi letterari, come denunciò dando le dimissioni da quella del Premio Strega nel 2009?

La manipolazione è parte di qualunque show televisivo, anche di quelli che sembrano rappresentare la verità nuda e cruda, ma non c’è dubbio che ci siano manipolazioni anche dietro i premi letterari più importanti. Far parte per alcuni anni nella giuria dello Strega mi ha dato l’occasione di assistere alle manovre dei grandi editori, al traffico di promesse, favori e pressioni con cui riescono a raccogliere i pacchetti di voti necessari ad aggiudicarsi la vittoria. Dimettermi è stato un gesto minimo di coerenza con quello che penso, così come decidere di non partecipare con i miei libri a quel premio, o ad altri.

intervista di Raffaello Carabini

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Aprile  2019)

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