Algodistrofia: una sindrome rara, ma non troppo

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Si manifesta con un dolore ad un piede, ad una mano o una spalla. Peggiora in modo costante e non è facile diagnosticarla. Vi sono ancora molti dubbi sulle cause scatenanti e i farmaci non sono di grande aiuto

Una storta, una caduta, un trauma sportivo, sono solo alcune delle evenienze che possono dare origine alla “sindrome algodistrofica”. Sono stati molti i nomi attribuiti sin dalla fine dell’Ottocento e altrettanto numerosi i tentativi di identificarla con un nome accettato dalla medicina internazionale. Si conosce anche come “morbo di Sudek”, ma viene oggi ufficialmente riconosciuta con l’acronimo del nome anglofono di Chronical Regional Pain Syndrome (Crps), in italiano “Sindrome Dolorosa Regionale Complessa”.

Si manifesta normalmente nella zona che ha subìto un trauma, coinvolgendo l’osso e le strutture che costituiscono le articolazioni (tendini e legamenti). La caratteristica principale è data dal dolore che inizia in forma leggera per diventare progressivamente molto intenso. Ha un esordio subdolo che spesso viene trascurato fino ad arrivare a picchi molto alti, tali da impedire sia il carico che il movimento di una o più articolazioni. Ha un’evoluzione completamente anomala, che non rispetta i normali parametri di guarigione. Ci si aspetterebbe un andamento verso la remissione dei sintomi, come avviene per i più comuni dolori ossei o articolari, invece l’andamento è spesso anomalo e spiazza sia il paziente che il medico.

L’origine di questa sindrome è ancora sconosciuta, ma una delle ipotesi più accettate che giustifica la percezione di un dolore particolarmente forte sembra dipendere da uno squilibrio tra il sistema nervoso centrale, quello periferico, il sistema circolatorio e quello immunitario. I primi studi risalgono ad alcuni scritti del dottor Silas Weir Mitchell risalenti al 1864, in cui la definiva “causalgia”. I criteri per la diagnosi sono stati poi finalmente codificati nel 2010. Questi criteri racchiudono un insieme di segni (ciò che valuta il medico) e sintomi (ciò che comunica il paziente) che coinvolgono la sfera sensitiva, motoria e vascolare, escludendo altre patologie analoghe di più comune facilità diagnostica.

Il dolore è descritto come un bruciore talmente forte da rendere fastidioso anche il semplice contatto con gli indumenti o le lenzuola. Il forte dolore non è normalmente correlato alla gravità del trauma. È spesso una diagnosi di esclusione da altre malattie più comuni (artrite reumatoide, fratture, etc.). Sono necessari esami radiografici e di laboratorio sia per escludere altre malattie di tipo reumatologico, neurologico, vascolare, infettivo, che per identificare più chiaramente la Sindrome algodistrofica. Sono descritte due differenti tipologie: la vera e propria Sindrome algodistrofica (Sa) è la “Tipo 1” e non è preceduta da infortunio; la “Tipo 2”, invece, è la Sindrome causalgica (Sc), che invece è il risultato della lesione di un ramo nervoso.

di Alessandro Mascia

 

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Marzo  2019)

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