Alcol e terza età: fenomeni a rischio

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In Italia sono oltre 2 milioni e mezzo le persone con più di 65 anni che bevono troppo. Sono soprattutto uomini

II consumo di alcol è uno dei determinanti di salute più importanti, insieme a fumo e ipertensione. Ed è però probabilmente il più sottovalutato, in particolare nella terza età. Perché è quando i capelli si fanno grigi che i danni degli alcolici si vanno a sommare ai danni dell’invecchiamento, spesso accompagnati da false credenze e da informazioni poco chiare.

Vino, birra e liquori possono far parte della nostra tradizione, possono incontrare i nostri gusti, ma fanno anche la differenza per la nostra salute. In Italia sono oltre due milioni e mezzo le persone con più di 65 anni che bevono troppo, il 36% degli uomini, molte meno le donne (poco più di 8%). È un numero in lento ma costante calo. L’attenzione però deve restare alta perché la maggior parte dei bevitori a rischio non sa di esserlo: si tratta soprattutto di persone che eccedono nelle abitudini quotidiane e non conoscono i limiti consigliati, né sanno davvero quale sia l’impatto di vino, birra e liquori sulle condizioni di mente e corpo (dati Ministero Salute).

IL RISCHIO ZERO NON ESISTE

Cosa significa “un consumo a rischio”? Il limite è generalmente fissato in un’unità alcolica, pari a 12 gr di alcol al giorno, vale a dire un bicchiere piccolo di vino (125 ml), una lattina di birra (330 ml) o 40 ml di superalcolico. È un limite stabilito per convenzione, al di sotto del quale i rischi per la salute sono considerati “accettabili” dalle autorità sanitarie. Ma non sono mai nulli, poiché è ormai dimostrato che anche per quantità moderate aumenta l’esposizione a varie malattie.

Anche bere prevalentemente fuori pasto viene considerato un comportamento a rischio, perché, a parità di bicchieri, l’alcolemia (la concentrazione di alcol nel sangue) è più elevata e si associa più spesso a danni cronici.

IL RAPPORTO CON L’ETA’

Cosa accade quando si invecchia? Le abitudini restano le stesse, ma il corpo è cambiato. Quel bicchierino di liquore che è stato un rituale per decenni, a un certo punto diventa un problema.  A parità di bevande ingerite, infatti, gli anziani raggiungono più elevati livelli di concentrazione di alcol nel sangue e hanno una minore tolleranza agli effetti negativi legati all’assunzione. Inoltre, i problemi con l’alcol possono spesso venire sottovalutati da familiari e amici, a volte per disinformazione o tolleranza sociale, altre volte perché vengono scambiati per problemi legati all’età, basti pensare alla perdita di equilibrio o di memoria.

 

 

a cura di Fondazione Umberto Veronesi

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Gennaio  2019)

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