Adriano Panatta : vi racconto 50 anni di tennis mondiale

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«Ciò che accade oggi con Federer e Nadal accadeva per Connors e per McEnroe. Si ha paura di perderli e si teme che, dopo di loro, tutto sia più brutto. E non è detto che non sia davvero così». L’ex campione torna con un libro su 50 anni di tennis

Chris Evert che ferma la partita per raccogliere i diamanti del suo braccialetto rotto sparsi per il campo… Ion Tiriac che mangia, letteralmente, bicchieri di vetro per diecimila lire pur di sbarcare il lunario (trent’anni dopo venderà Banca Tiriac a Unicredit per un miliardo di euro!)… Ilie Năstase che si traveste da doganiere per “arrestare” il nemico Jan Kodeš prima di un match… E così via.

Storie di tennis. Sono quelle che narra nel suo ultimo libro, Il tennis è musica, Adriano Panatta, il più forte tennista italiano di sempre con Nicola Pietrangeli e, dopo il ritiro, campione del mondo di motonautica offshore. «È un libro in cui racconto i miei colleghi, quelli con cui ho giocato e quelli che ho visto giocare fino allo scorso anno. Grandi campioni e le loro storie, molto interessanti. Dal ’68 in poi nel mondo sono successe tante cose. Quando parlo di Arthur Ashe, per esempio, c’è il discorso del razzismo che subì in America fin da bambino. Fu un tennista straordinario, uno di quelli capaci di giocare al tennis. Non come Borg oppure Lendl che non erano capaci».

Dei 50 capitoli, due soli sono dedicati agli italiani, anzi alle italiane: uno alla Schiavone e l’altro a Flavia Pennetta e Roberta Vinci, che si sono sfidate nella finale degli Us Open 2015…

Abbiamo fatto un libro dedicato ai più forti, a quelli che hanno vinto almeno uno Slam. Nessun italiano, anche se ci sono stati giocatori forti, ce l’ha fatta negli ultimi cinquant’anni, a parte io tra gli uomini e la Pennetta e la Schiavone tra le donne.

Anche nella classifica che lei fa dei migliori 40 non c’è nessun italiano.

Non mi ci sono messo per un certo tipo di eleganza… (sorride).

Come valuta la realtà del nostro tennis attuale?

C’è Fognini, che per me è un grande giocatore, anche se purtroppo non è mai riuscito a esprimersi al meglio nei tornei più importanti. C’è Seppi, che è sempre un tennista molto solido, e Cecchinato, che ha avuto un exploit l’anno scorso. Poi ci sono due ragazzi come Berrettini, che sta giocando bene e spero possa andare molto avanti, e Mosetti, che è una grande speranza, maturo, ha vinto a Melbourne il torneo juniores, un bel segnale anche se c’è molto da crescere. Speriamo, ma non dite che sarà il nuovo Panatta, perché porta jella.

Tra i protagonisti del tennis mondiale degli ultimi cinquant’anni a quale somiglia di più?

Non credo di somigliare a nessuno, non ci ho mai pensato. Eravamo un certo tipo di tennisti che, negli Anni ’70, giocavano in una certa maniera: io, Nastase, Orantes, Ashe, con dei colpi un po’ più morbidi. Ognuno ha avuto la sua personalità sia in campo che fuori.

Se pensa a un giocatore che rappresenta il tennis, l’idea “platonica” –  diciamo così – del tennis, chi le viene in mente?

Adesso penso a Federer, penso che sia il giocatore perfetto. Non ce ne sono altri, almeno di quelli che piacciono a me.

 

 

intervista di Raffaello Cherubini

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di Aprile  2019)

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