A San Valentino scegli tra un bouquet romantico o gourmet

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È davvero difficile immaginare San Valentino senza un bellissimo mazzo di rose rosse, simbolo d’amore per antonomasia. Sappiate che però che le fioriture di febbraio regalano tante altre varietà di fiori con cui ci si può sbizzarrire per un bouquet all’insegna della fantasia.
L’anemone, chiamato anche “fiore del vento” per la fragilità e la delicatezza dei suoi petali, è un fiore dal significato un po’ melanconico perché richiama l’abbandono, il rimpianto ma anche la speranza di recuperare un amore perduto. Si può trovare in tonalità diverse: bianco, rosa, viola, azzurro e rosso. Il tulipano, soprattutto quello rosso, non può che simboleggiare l’amore e la passione. Nelle fiabe della raccolta Le mille e una notte questo straordinario fiore era il prescelto dal sultano per indicare la sua preferita della notte: lasciarlo cadere ai piedi di una delle donne dell’harem significava che quest’ultima era la predestinata. La calendula è legata ad un’antica leggenda greca. Afrodite, profondamente addolorata per la morte del suo amante Adone, iniziò a piangere e, appena le sue lacrime toccarono terra, si trasformarono in calendule.  Dal profumo piacevole e delicato, la calendula rappresenta dunque le pene d’amore: se a San Valentino dovete riconquistare il vostro amore, è il fiore giusto!
Nella cultura orientale la camelia è il simbolo della devozione eterna tra gli innamorati. La sublime danza del petalo e del calice che percorrono il ciclo vitale congiuntamente, arrivando a distaccarsi insieme dalla pianta, rappresentano alla perfezione la persistenza dell’amore e la devozione reciproca.
Non tutti sanno che anche le erbe aromatiche hanno da offrirci una vasta simbologia di riferimento legata all’amore e, anche se forse un po’ originale, l’idea di un ricco bouquet di fragranze, da cui attingere per una cena a lume di candela nel tepore domestico, può magari fare colpo su partner con passioni e tendenze gourmet. La menta, di cui il mondo islamico fa un grande uso, da sempre era simbolo d’amore e amicizia nei palazzi degli sceicchi. L’origano era donato nel Medioevo quale pegno d’amore e il rosmarino, pegno nuziale nel XVIII secolo, era caro agli egizi perché simbolo dell’amore di Iside per Osiride, cui chiedeva di tornare in vita. La salvia era considerata pianta miracolosa capace addirittura di preservare dalla peste. Rende forti e vigorosi e inclini alla seduzione. La santoreggia era usata fin dai tempi più remoti dalle antiche civiltà come erba afrodisiaca e propiziatoria dei riti della fecondità. Si suppone che il nome botanico “Satureja” sia da ricondurre alla parola greca “Satyr”, che rimanda alle proprietà afrodisiache di quest’erba molto amata nell’antichità: sembra infatti che tutti i popoli dell’antichità ne facessero largo uso per insaporire pietanze difficilmente digeribili e per preparare tantissimi piatti e bevande afrodisiaci.

di Barbara Chakra

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