A Brescia, l’attrazione fatale per gli animali

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Aperta fino al 9 giugno nella città lombarda una prestigiosa selezione di dipinti, spesso poco noti e mai visti, di pittori del Rinascimento e del Barocco. Ci propone il ruolo da sempre significativo degli animali nella storia dell’arte ed è stata vista da oltre 16mila visitatori durante il primo mese di apertura.

La vulgata vuole che Vittorio Sgarbi possieda circa 2.000 opere, che traboccano nelle numerose stanze della sua abitazione a Ro Ferrarese. E che abbia rischiato più di una volta di ritrovarsi sul lastrico pur di ottenere un’opera, sempre, inevitabilmente, “immancabile”. Non solo da altri collezionisti oppure in asta, ma persino da musei americani, come il Ritratto di Francesco Righetti del Guercino acquistato dal Kimbell Art Museum di Forth Worth oppure la stupenda Santa Caterina da Siena con il Bambino del Sassoferrato dal Cleveland Museum of Art.

Non sappiamo da dove provenga né quanto gli sia costata (non molto rispetto ai citati capolavori) ma nella collezione del critico-politico-divulgatore-polemista non poteva mancare una tela di Philipp Peter Roos, l’unica, pare, tra le 2000 che non raffigura una persona o un paesaggio. Pittore non certo celeberrimo il tedesco, che venne a Roma per perfezionarsi e lì si fermò, sposò la figlia del collega più affermato Giacomo Brandi, ma non riuscì a ottenere commissioni importanti a causa della sua passione per gli animali, che lo fece ritirare spesso in campagna in un serraglio dove ne teneva a decine, e soprattutto della smodata dedizione alle belle donne e all’alcol che lo ridusse in miseria.

Diventato per tutti Rosa da Tivoli è considerato però il più grande di sempre nella raffigurazione dell’animale-icona di Sgarbi, quello cui inevitabilmente paragona gli interlocutori meno ferrati e meno acuti: la capra. Il Paesaggio con capre della collezione Cavallini-Sgarbi (ma in mostra si ammirano altre tre tele di Roos) ne evidenzia il talento e tutto l’amore per l’animale, in una sorta di “sacra famiglia” che guarda con interiore sofferenza il mondo degli umani, così diverso e insensibile. L’opera è una delle 75 che sono allineate nelle sale di Palazzo Martinengo a Brescia nella ben confezionata esposizione che verrà completata da una successiva, altrettanto importante, che dai tempi del Pitocchetto ci porterà ai giorni nostri seguendo lo stesso tema.
«Oggi bisogna fare mostre che conducano a leggere i grandi messaggi dell’attualità», dice il curatore Davide «Da un lato c’è la crescita del numero degli animali di compagnia, aumentato in Lombardia negli ultimi anni del 60%, dall’altro quello della progressiva diminuzione della biodiversità, un impoverimento globale del pianeta. Le opere esposte provengono da mezzo mondo, raffigurano un vero zoo, con 135 animali differenti (ne L’entrata degli animali nell’arca di Noè del Grechetto – uno che ha scelto sempre temi che gli permettessero di dipingere animali – ci sono 43 specie differenti, con i soli cane e gatto che guardano verso di noi), e dimostrano come già dal Rinascimento questo mondo fu osservato dagli artisti in modo particolarmente sentito».

Se a dipingere dei veri e propri ritratti degli animali si iniziò solamente nel 600, già nella mitologia greca i più diversi “incontri” tra dei e uomini avvengono sotto le spoglie più diverse, in una sorta di antropomorfismo al contrario. A cominciare dalle passioni del capo degli dei, Zeus, che ricorreva a mille metamorfosi pur di concupire le donne più belle, prime fra tutte Leda, avvolta dalle ali del cigno come ci mostra Francesco Ubertini detto il Bachiacca, nel suo pedissequo omaggio a Michelangelo, e la polposa Europa del napoletano Luca Giordano, rapita dal toro-Zeus.

Per continuare con la pittura sacra, dall’Ecce agnus dei a Sant’Eustachio, cacciatore che si converte vedendo un cervo che ha un crocifisso tra i palchi (proposto dal Cavalier D’Arpino, l’acerrimo avversario di Caravaggio), a quella che racconta testi biblici, come Giona e la balena oppure Tobiolo – assalito da un luccio – e l’arcangelo, visti rispettivamente dal Riposo e da Filippo Tarchiani.

Le sale sono poi dedicate ai diversi animali, cani, gatti, pesci, uccelli e via dicendo, in un susseguirsi di piccoli capolavori – spesso pochissimo noti perché di collezioni private – che ci riportano all’amore che questi compagni di vita ci ispirano (le superbe teledel Ceruti: il Vecchio col carlino, con il cagnolino più impettito e importante del ricco protagonista cui tiene la mano, e il Ritratto di vecchio col gatto bianco, dove l’animale rappresenta l’ancora di salvezza cui si aggrappa il desolato pitocco) e a prescindere ci offrono (ad esempio dalla stupidaggine infantile di Giocare col gatto a fare la mammadi Giuseppe Bonito). Così come al loro farsi nutrimento per noi umani (lo spettacolare Pesci e molluschi sugli scogli di Giuseppe Recco ci mostra come la taglia del pescato di allora fosse ben più grande di quella odierna, con il novellato che non riesce ad arrivare a maturità), al loro aiutarci nelle decorazioni (le Ghirlandedel Procaccini minore propongono sempre una scena mitologica nel centro e quattro insetti negli angoli), al loro essere “altri”, eppure così vicini, assimilabili, consoni.

Persino quando diventano sussidi per la caccia ad altri animali – interessante nella sala dedicata l’Assalto all’orso del Crivellone, tema pressoché inedito in Italia –  e quando la fantasia dei pittori li trasformano oppure li utilizzano per ruoli immaginari e impensabili (come fa l’ignoto Maestro della fertilità dell’uovo, nel cui mondo visionario e ironico il maestro di scuola è un porco e i conigli fanno provare le scarpette alle galline, un mondo alla rovescia che sbeffeggia quello reale con un’amara vena di verità) oppure ancora, per chiudere, ne seguono gli esotismi di moda nel 700, come il tour europeo del rinoceronte Clara, già allora privato del corno, che un capitano olandese esibì facendo un sacco di soldi dilapidati al gioco.

Il tutto con la punteggiatura delle belle ceramiche attuali e simboliche firmate da Bertozzi&Casoni e soprattutto delle schede curate dal WWF, partner della mostra, che ci istruiscono sull’evoluzione in negativo della biodiversità raffigurata e ci mettono in guardia sull’attualità drammatica del bracconaggio indiscriminato e del pericolo di estinzione di troppe specie.

di Raffaello Carabini

Per saperne di più:

Dove
Palazzo Martinengo, via dei Musei 30, Brescia

Quando
Fino a Domenica 9 Giugno 2019

Orari
Da mercoledì a venerdì h. 9 – 17,30
Sabato, domenica e festivi 10-20
Chiuso lunedì e martedì

Contatti e prenotazioni gruppi
380-4650533 (lunedì-venerdì 9:00-13:00; 14:00-18:00)
320-0130694  (mercoledì-venerdì 10:00-17:00; sabato 10:00-14:00)

Sito web
http://amicimartinengo.it

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