Livio Berruti, 80 candeline per lo sprinter in divisa

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Livio Berruti, indimenticato oro olimpico a Roma e atleta del Gruppo Sportivo Fiamme Oro, ha tagliato un altro importante traguardo

Festeggiato l’ottantesimo compleanno del “poliziotto più veloce del mondo”, al secolo Livio Berruti. Lo sprinter azzurro – capace d’infiammare gli sportivi italiani, e non solo, con la sua travolgente vittoria nei 200 metri piani alle Olimpiadi di Roma nel 1960 – apparteneva, infatti, al Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro, quello della Polizia di Stato.
Quel 3 settembre del 1960, Berruti aveva compiuto da poco ventuno anni e, di certo, non era tra i favoriti nella gara dei 200. I velocisti statunitensi, differenti per approccio oltre che per fisico, avevano fama di essere imbattibili. Eppure, l’italiano con i calzini bianchi e gli occhiali scuri, autentica incarnazione dell’outsider, aveva già suonato il preludio nella semifinale, fermando il cronometro a 20”5, record mondiale sulla distanza. Dopo poche ore, l’atleta concesse il bis: tagliò il traguardo per primo e con il medesimo tempo della semifinale. Fu allora che alcuni telecronisti definirono Berruti “il poliziotto più veloce del mondo”.
A celebrare il compleanno di un atleta con un soprannome e un palmarès del genere, sono stati il Capo della Polizia, prefetto Franco Gabrielli, il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, e il responsabile del G.S. Fiamme Oro, Francesco Montini.
La cerimonia, svolta a Roma nel Salone d’Onore del CONI, ha riunito tanti atleti in tuta cremisi che hanno festeggiato e abbracciato l’ottuagenario atleta torinese, con un affetto davvero spontaneo e sincero. Ognuno dei presenti ha narrato un personale ricordo della formidabile carriera sportiva di Berruti: tre volte medaglia d’oro alle Universiadi di Torino, quindici volte campione italiano di specialità, oro olimpico e primatista del mondo nel 1960. Una vita costellata di successi e soddisfazioni per lui, per l’Italia e per la Polizia di Stato.
In un salone affollato come uno stadio da finale olimpica, Berruti ha ricevuto il giusto tributo da tanti amici, colleghi e campioni di oggi e del passato. Tra gli appartenenti al Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro, ben sei vincitori di Olimpiadi: l’ex Ispettore Superiore Daniele Masala, medaglia d’oro nella specialità pentathlon moderno; l’Assistente Capo Coordinatore Giuseppe Maddaloni, nel judo; il Sovrintendente Capo Valentina Vezzali e l’Assistente Capo Coordinatore Simone Vanni, entrambi nella scherma; il Vice Sovrintendente Roberto Cammarelle, nel pugilato; l’Agente Scelto Gabriele Rossetti, nel tiro a volo.

Berruti ha raccontato i ricordi, le emozioni, i successi di una vita trascorsa tra duri allenamenti e grandi sacrifici. Soprattutto, ha ricordato la sensazione del grande abbraccio, del calore che arrivava dagli spalti dello Stadio Olimpico, e il messaggio etico che tanti anni di carriera gli hanno lasciato: «Lo sport, ha detto, insegna a non fermarti mai, ad andare sempre avanti».
Un messaggio ripreso dal presidente Malagò che ha ricordato come la vittoria di Berruti sia tuttora uno dei fotogrammi simbolo dello sport nel mondo: «Probabilmente – ha aggiunto il numero uno dello sport nazionale – quella avvenuta a Roma nel 1960 è stata l’impresa delle imprese nell’atletica italiana».
Il prefetto Gabrielli ha idealmente raccolto il testimone da Berruti e ha rilevato quanto lo sport sano, lo spirito di sacrificio, la serietà della preparazione siano patrimonio sempre attuale ancor più se gli atleti, oltre ai colori nazionali, vestono una divisa. Le Fiamme Oro, ha posto in rilievo, con la loro attività “sono uno strumento straordinario per riaffermare i valori in cui crediamo”. Al termine del suo intervento, il Capo della Polizia ha consegnato a Berruti una targa ricordo e una tuta sportiva delle Fiamme Oro.
E poi, a cerimonia ufficiale conclusa, nell’ormai dilagante tradizione della modernità, un gigantesco selfie con tutti gli atleti presenti in sala, cui Berruti si è ben volentieri prestato.

di Emanuele Mùrino

 

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